Proposta di direttiva della Commissione europea contro la violenza sulle donne, di Elisa Bilancia e Beatrice Bonardi
La tematica della violenza sulle donne sta emergendo come uno dei problemi più gravi e dibattuti nella società contemporanea. I dati relativi al numero di femminicidi confermano un continuo rischio per le donne, sia in Italia che nel resto d’Europa: solo nel 2023 sono state 120 le donne ammazzate per mano maschile in Italia, mentre episodi di violenza sono subiti dalle stesse sin dalla giovane età. È urgente intervenire per contrastare la cultura sottostante la violenza di genere e garantire adeguata protezione delle donne.
Nonostante l’attenzione crescente su questo tema, i progressi finora compiuti non soddisfano le aspettative.
Il 6 febbraio 2024, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo su una direttiva contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, il primo atto legislativo dell’UE su questo argomento. La direttiva stabilisce norme minime per definire reati e sanzioni (tra cui la mutilazione genitale femminile, il matrimonio forzato e le molestie online) , protegge i diritti delle vittime prevedendo anche misure di protezione. Uno degli obiettivi principali della direttiva è garantire un accesso più semplice alla giustizia per le vittime, consentendo loro di denunciare atti di violenza attraverso canali accessibili e sicuri, compresa la possibilità di presentare denunce online. Inoltre, essa prevede la protezione dei minori coinvolti in atti di violenza e che le autorità adottino misure di protezione immediata per loro, anche senza il consenso del responsabile genitoriale. Viene riconosciuto il diritto delle vittime di chiedere il risarcimento dei danni subiti tutelando la privacy della vittima nel corso dei procedimenti penali. Si stabilisce anche l’obbligo per gli Stati membri di fornire servizi di assistenza specialistica, come centri anti-stupro e linee di assistenza telefonica gratuite, disponibili 24 h e 7 giorni su 7. La nuova legislazione EU affronta la tematica della violenza online, comprendendo forme come lo stalking, il “cyber flashing” (invio non consensuale di immagini di nudo) e il “revenge porn” (condivisione non consensuale di immagini intime di una persona). Inoltre, le nuove regole si applicheranno anche alla condivisione di immagini pornografiche generate dall’intelligenza artificiale, noto come “deepfake” di nudo, fenomeno che ha colpito recentemente anche la popstar Taylor Swift. Questo passo è particolarmente significativo alla luce dell’aumento delle immagini esplicite generate dall’intelligenza artificiale tra i minori.
Il testo emerso dai negoziati dovrà essere formalmente adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’UE prima di diventare legge. Tuttavia, nonostante gli importanti passi in avanti percorsi, l’accordo ha suscitato sconcerto e delusione in quanto ha escluso l’art. 5 con la definizione di stupro come “sesso non consensuale”. La bozza iniziale della direttiva, presentata dalla Commissione europea nel 2022, aveva proposto questa definizione per affrontare la questione in maniera più incisiva, ma è stata respinta da 14 Stati membri, inclusi Francia e Germania, sostenendo che l’Unione europea non avrebbe competenza legislativa in materia. Molti giuristi ritengono, al contrario, che tale posizione sia superabile, poiché lo stupro può essere considerato una forma di sfruttamento sessuale, un crimine di competenza dell’UE.
Coloro che si occupano di questa causa da vicino, attivisti e attiviste, centri di violenza in primis, hanno espresso il loro disappunto, così come alcune eurodeputate, come la svedese Evin Incir e l’europarlamentare irlandese Frances Fitzgerald. Si è sottolineata, inoltre, l’ipocrisia di alcuni governi europei che si sono opposti alla definizione proposta, in quanto sono gli stessi aderenti alla Convenzione di Istanbul entrata in vigore nell’Unione Europea il 1° ottobre 2023 in cui lo stupro è descritto come “atto sessuale non consensuale”. Questa è, senza dubbio, una “terribile occasione mancata” per proteggere le donne e le ragazze da una delle forme più odiose di violenza. Bisogna analizzare e comprendere cosa abbia portato il Consiglio Europeo, formato dai capi di stato o di governo degli Stati membri, a far emergere posizioni di contrasto riguardo ad alcuni degli articoli fondamentali, dal momento che la proposta era stata già votata, nel suo testo più completo, dalla Commissione del Parlamento europeo con 71 voti favorevoli su 83. Oltre all’art. 5, è altrettanto preoccupante l’eliminazione dell’articolo 4, il quale prevedeva l’introduzione della definizione di molestie sessuali anche nell’ambito lavorativo.
In conclusione, purtroppo, nonostante l’attivismo e le ampie proteste di numerose attiviste in tutta Europa (solo a Roma il 24 novembre sono scese in piazza più di 500.000 mila donne), la direttiva europea esce dai negoziati in una forma fortemente indebolita rispetto al testo proposto nel 2022 dalla Commissione Europea e successivamente rafforzato dall’Europarlamento. L’obiettivo della direttiva doveva essere quello di garantire e definire un approccio uniforme ed eguale alla violenza contro le donne nelle diverse legislazioni e nelle politiche degli Stati membri, poiché la diversità degli approcci determina, spesso, incertezza giuridica che si riversa sui diritti delle vittime. Importante era il recepimento della sopracitata Convenzione di Instanbul, ma questo impegno sembra essere stato disatteso nella versione finale della direttiva, e si conferma, ancora una volta, la priorità che gli interessi nazionali e politici hanno rispetto alle donne e alla loro protezione, e che la violenza contro le donne non è, di fatto, una priorità per gli Stati e governi europei poiché non utilizzano i mezzi a loro disposizione per sradicarla e contrastarla.
A seguito del 6 Febbraio diverse, importanti, associazioni femministe si sono fatte sentire: la Rete Women Against Violence Europe (WAVE), voce di oltre 1.600 organizzazioni di donne in 46 Paesi europei, ha sollevato un appello urgente per rafforzare la Direttiva, sostenuto in Italia da D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, l’associazione nazionale dei centri antiviolenza e delle Case delle donne. D.i.Re si concentra su alcuni punti cruciali che mettono a rischio i diritti delle donne; in primo luogo, si sottolinea l’importanza di affrontare la violenza contro le donne con un approccio specifico di genere. Questa tendenza a non considerare un approccio di genere preoccupa anche la rete WAVE, che sottolinea le sfide specifiche delle donne, specialmente durante la pandemia COVID-19. Si chiede inoltre la protezione degli articoli cruciali, come l’inclusione dell’articolo 5 sullo stupro. Si sottolinea anche l’importanza dei servizi specializzati per le donne (WSS) e di un approccio olistico basato sulla prevenzione, protezione, perseguimento e integrazione. La Rete WAVE enfatizza che il riconoscimento e l’inclusione dei WSS nella direttiva sono cruciali e avverte che il sostegno potrebbe essere ritirato se non verrà adottato un approccio intersettoriale e specifico di genere per garantire la protezione delle donne in Europa dalla violenza e dalla violenza domestica.