di Silvia Bramardo
Diverse sono state le iniziative per alzare l’attenzione sul grave problema della violenza di genere. Se queste rimarranno solo iniziative di facciata o avranno un seguito in termini pratici è difficile dirlo al momento, anche se le azioni del governo sembrano in realtà sfavorire le condizione delle donne in generale.
Da segnalare sicuramente la presentazione a Roma della “Fondazione Giulia Cecchettin” dai suoi fondatori: il padre, la sorella e il fratello di Giulia. L’evento ha visto la partecipazione di importanti figure istituzionali, tra cui la Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, e la Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, On. Martina Semenzato. Sostenuto dal Parlamento Europeo e trasmesso in diretta, l’evento ha coinvolto scuole e istituzioni italiane. Inoltre, la Farnesina ha annunciato un programma di borse di studio dedicato alla memoria di Giulia Cecchettin, vittima di femminicidio nel novembre 2023. Questo progetto mira a promuovere l’educazione e il talento internazionale nelle discipline STEM.
Molte iniziative hanno utilizzato linguaggi contemporanei e digitali per sensibilizzare l’opinione pubblica, coinvolgendo TikTok e Instagram con campagne mirate. Alcune pagine, come “Violawalkhome”, “Donnexstrada” offrono risorse di supporto, mentre hashtag come #NoToViolence e #25Novembre hanno avuto una forte partecipazione, stimolando dei dibattiti globali. Anche eventi virtuali su piattaforme come “Fortnite” hanno ospitato talk interattivi, sensibilizzando attraverso le storie di sopravvissute alla violenza. Varie influencer hanno dedicato i loro post per promuovere iniziative benefiche e campagne di raccolta fondi attraverso le loro piattaforme.
Le manifestazioni organizzate dalla rete Non Una di Meno (NUDM) tra il 23 e il 26 novembre hanno poi coinvolto molte città italiane ed europee. A Roma, il corteo più grande ha registrato circa mezzo milione di partecipanti. Striscioni con i nomi delle 106 vittime di femminicidio dall’inizio del 2024, performance artistiche e critiche simboliche hanno denunciato l’inadeguatezza delle istituzioni nel prevenire la violenza.
L’attivista femminista Laura Onofri ha espresso che “Affermare, come ha fatto il ministro, che ‘il patriarcato come fenomeno giuridico è finito con la riforma del diritto di famiglia del 1975 che ha sostituito alla famiglia fondata sulla gerarchia, la famiglia fondata sull’eguaglianza’ significa non aver capito che il problema è culturale e non giuridico perché il patriarcato non si elimina con un colpo di penna cancellando norme e imponendo un’eguaglianza e una parità solo formali. Il patriarcato si elimina costruendo una società realmente paritaria in ogni aspetto e in ogni ambito e non paternalista”.
A Milano, eventi diversificati, dal corteo in città a installazioni come il murale dell’artista Laika, hanno richiamato l’attenzione sulle storie di Giulia Cecchettin e Gisèle Pelicot. Trieste, Torino e tante altre città hanno altrettanto registrato una grande partecipazione con centinaia e migliaia di persone, testimonianze pubbliche e punti informativi sui femminicidi in Italia. Le manifestazioni hanno evidenziato la necessità di politiche più efficaci contro la violenza di genere, di un dibattito più attivo e di solidarietà internazionale verso i casi emblematici. Hanno denunciato le lacune nella tutela delle vittime e chiesto l’adeguamento legislativo alla direttiva europea, criticando le carenze nell’applicazione delle leggi esistenti, nonostante la ratifica della Convenzione di Istanbul.
In Spagna, Francia e Germania le manifestazioni hanno evidenziato l’importanza di normative recenti per contrastare il divario di genere, il gender pay gap e fenomeni come le molestie sul luogo di lavoro. In Francia, inoltre, si è ampiamente denunciato il caso di Gisèle Pelicot, un processo che ha catalizzato l’attenzione pubblica e che sta già portando a un cambio radicale nella percezione sociale della cultura dello stupro. Come spiega Claire Cohen nel suo articolo per Vogue – “It Isn’t Gisèle Pelicot’s Responsibility to Change the Conversation Around Rape—But She Might Just Do It Anyway”. La Spagna si è distinta per il sostegno politico a misure severe contro la violenza di genere, con il movimento femminista che ha rivendicato i recenti successi legislativi – ricordiamo la “Ley solo sì es sì” del 7 Ottobre 2022 – e la legge sul congedo mestruale, una prima in Unione Europea.
L’Ungheria ha sottolineato il mancato allineamento di alcune giurisdizioni alla definizione europea basata sul consenso, che continua a essere oggetto di dibattito all’interno del Consiglio Europeo, mentre alcuni gruppi locali come SlutWalk in Ungheria e SafeStreets nei Paesi Bassi hanno come obiettivi contestare la colpevolizzazione delle vittime e promuovere una cultura dell’uguaglianza, attraverso l’educazione. Nel Nord d’Europa si sono svolte molte marce serali “reclaim the night”, per sensibilizzare sulla sicurezza delle donne, vari webinar per approfondire temi come il victim blaming e la violenza domestica (tassi di violenza domestica subita per mano di partner in Danimarca, Finlandia e Svezia attorno al 30% rispetto alla media dell’UE del 22%).
A livello Europeo, Il 25 novembre il Parlamento ha aperto la discussione plenaria sulla violenza di genere con queste parole “Sette anni dopo le prime rivelazioni del #MeToo continuano a emergere casi sconvolgenti di gravi violenze fisiche e sessuali perpetrate nei confronti delle donne. L’Unione europea (UE) ha mobilitato strumenti legislativi e non legislativi per far fronte a questa piaga sociale”.
L’UE ha istituito altri programmi, tra i quali spiccano “Cittadini, uguaglianza, diritti e valori“, che dal 2021 al 2027 promuove attività educative, campagne di sensibilizzazione e supporto alle vittime attraverso fondi stanziati agli Stati membri e alle ONG locali e “EU4Health”, con la finalità di migliorare il supporto psicologico e sanitario alle vittime di violenza di genere, evidenziando la necessità di sistemi sanitari più inclusivi e resilienti.
La nuova direttiva UE 2024/1385 introduce infine misure innovative per affrontare la violenza online, come il cyberstalking, e rafforza gli strumenti investigativi moderni.
Queste iniziative evidenziano un crescente impegno per affrontare la violenza di genere e promuovere la parità, unendo istituzioni, movimenti sociali e cittadini in una causa comune. Il più grande ostacolo rimane però cambiare sistemi e retaggi culturali come ci ricorda la Onofri. Solo un grande sforzo collettivo e intersezionale nel mettere in discussione se stessi e cambiare le proprie forme di pensiero potrà veramente portare a una società in cui la violenza sulle donne non è più un problema. Il lavoro di associazioni e organizzazione che credono ed educano all’uguaglianza attraverso le loro attività sono fondamentali se si vuole davvero raggiungere questo obiettivo.