Il gruppo di lavoro di ATTIVANZA per le iniziative nei territori – Maggio 2025

di Maria Lijoi, Silvia Bramardo, Elena Paltrinieri

CONTESTO GENERALE

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il programma d’azione delle Nazioni Unite sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi, rappresenta al momento il quadro di riferimento della comunità internazionale per reindirizzare lo Sviluppo umano verso un futuro più giusto per tutti, secondo un approccio che integra lo sviluppo economico, sociale e ambientale in modo equilibrato, garantendo che i benefici dello sviluppo siano distribuiti in modo equo a tutti, presenti e futuri.  

L’Agenda 2030 ha ispirato molte strategie dell’Unione Europea, che negli ultimi anni ha integrato questi obiettivi nell’ambito delle sue politiche interne ed esterne. Nella strategia dell’UE “Il futuro sostenibile dell’Europa: prossime tappe. L’azione europea a favore della sostenibilità” (COM 2016-739 final), la Commissione europea individua l’essenza dello Sviluppo sostenibile nel “garantire una vita dignitosa per tutti, nel rispetto dei limiti del pianeta, che contemperi prosperità ed efficienza economica, società pacifiche, inclusione sociale e responsabilità ambientale…”, partendo proprio dalla consapevolezza dei limiti del pianeta, della scarsità delle risorse, delle crescenti disuguaglianze e dell’importanza della crescita sostenibile per preservare i sistemi di previdenza sociale.

Unitamente all’Agenda 2030, la comunità globale ha intrapreso ulteriori iniziative che testimoniano una progressiva presa di coscienza circa l’urgenza di promuovere politiche concrete di sostenibilità equa e trasversale, tra cui l’ Accordo di Parigi, sottoscritto nel 2015 da 197 Stati membri della UNFCC, che rappresenta la prima intesa universale e giuridicamente vincolante sul climate change per contrastare l’aumento della temperatura globale; da questo trattato internazionale sono poi derivate svariate strategie pratiche per raggiungere il suddetto obiettivo (come la carbon neutrality, la mitigazione, il Net Zero ecc.). Gli impegni formali assunti a livello globale nei vari incontri multilaterali su clima (come le COP, le periodiche Conferenze delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) non sono mai stati accompagnati in realtà da misure economiche concrete e vincolanti, soprattutto a sostegno dei paesi maggiormente esposti ai rischi climatici causati dalle emissioni dei paesi industrializzati. Nell’ultima COP 28 di Dubai si è finalmente trovato un accordo per rendere operativo il cosiddetto fondo “Loss&damage“  come risarcimento ai Paesi più poveri e vulnerabili, ma si tratta di impegni minimi (si parla di circa 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, contro una stima di circa 400) e comunque sempre di tipo volontario.

Tra le principali strategie adottate in ambito europeo, fondamentale è stato il Green Deal del 2019, l’ iniziativa della Commissione Europea sotto la prima presidenza Von der Leyen con il duplice scopo di raggiungere la neutralità climatica in Europa entro il 2050 – quale condizione necessaria per il contenimento del riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, come previsto dagli Accordi di Parigi – e di trasformare l’Unione Europea “in una società giusta e prospera”.  Il punto focale della strategia sta nell’aver preso coscienza della correlazione tra l’attuale sistema produttivo-industriale di tipo lineare e gli impatti sull’ambiente, il territorio , la società – attraverso le emissioni di gas serra, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la perdita di biodiversità, il non rispetto dei diritti umani nella catena del valore – diventando così esso stesso causa di quei  fattori di rischio ESG (ambientali, sociali, di governance) che creano poi instabilità e diventano anti-economici.  Il sistema imprenditoriale europeo del futuro dovrà, pertanto, cambiare gradualmente il proprio modello di business, in quanto “…le risorse limitate e i cambiamenti climatici rendono necessario il passaggio da una società del tipo “produzione-consumo-scarto” a una volta a un’economia a zero emissioni di carbonio, sostenibile dal punto di vista ambientale, libera dalle sostanze tossiche e completamente circolare entro il 2050”. 

Nell’ambito del Green Deal, nel 2020, è stato creato il Just Transition Fund, fondo per garantire la protezione del lavoro mediante programmi di reinserimento lavorativo, formazione e riconversione economica dei territori più impattati dalla transizione energetica. Il fondo, per la cui istituzione sono stati stanziati 17.5 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, si configura come un importante strumento finanziario nel quadro della politica di coesione europea, che mira a fornire sostegno ai territori che devono far fronte a gravi sfide socio-economiche derivanti dalla transizione verso la neutralità climatica. In questo quadro, la transizione riguarda principalmente le industrie ad alto impatto ambientale, come il settore dei combustibili fossili; questi ultimi in particolare, devono essere immediatamente sostituiti da fonti di energia più pulite e rinnovabili.  Tra i settori maggiormente interessati dalla transizione ecologica, c’è quello agricolo, alle prese con la duplice sfida di far fronte agli eventi estremi prodotti dalla crisi climatica e con la necessità di passare a pratiche più sostenibili e più rispettose della biodiversità. Lo Strategic Dialogue on the Future of Agriculture in the EU è la piattaforma di dialogo lanciata nel settembre 2023 dalla Commissione Europea per far fronte alle sempre più frequenti e diffuse proteste degli agricoltori. 

LE MAPPE DI RISCHIO PER L’ITALIA

Secondo i dati di Copernicus , il satellite europeo dedicato all’osservazione della Terra, il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato per il Pianeta e il mese di marzo di quest’anno ha segnato un nuovo record. Attualmente, il nostro Paese sembra essere quello più esposto ai rischi del cambiamento climatico, quinto nella classifica mondiale e al di là di numerosi dati che lo dimostrano, la realtà di questa situazione è sotto i nostri occhi: le inondazioni e le alluvioni a cui abbiamo assistito lo scorso anno e la terribile siccità che sta colpendo il Mezzogiorno non sono altro che la manifestazione concreta, palpabile di quanto sta accadendo al nostro Pianeta. L’impatto della crisi climatica sull’Italia è devastante sotto ogni aspetto, tanto economico e industriale quanto ambientale e sociale, con numerose famiglie che hanno perso casa e redditi. 

Il dibattito sui limiti planetari è un’altra questione fondamentale: lo scienziato Johan Rockström afferma che problemi ambientali locali possono rapidamente diventare globali e che l’obiettivo primario del framework rimane quello di garantire uno spazio operativo sicuro per l’intero pianeta. Sebbene alcuni studiosi abbiano criticato il modello dei limiti planetari, considerandolo troppo superficiale rispetto alla complessità del problema, esso si è dimostrato finora un modello efficace per sollecitare l’azione politica globale: la sua capacità di sintesi ha influenzato azioni politiche cruciali, come gli Accordi di Parigi e il Trattato globale sulla plastica. L’adozione di politiche basate sulla teoria dei limiti sta già guidando molte iniziative concrete, tra cui il Green Deal, sviluppato dall’Unione Europea per ridurre l’impronta ecologica e migliorare la qualità dell’aria, e il Global Biodiversity Framework adottato nel 2022 e volto a proteggere il 30% delle terre e degli oceani entro il 2030. Inoltre, il Protocollo di Montreal ha dimostrato come un’azione coordinata possa ripristinare l’ozono stratosferico. Per affrontare le trasgressioni già avvenute, sarà necessaria una governance globale efficace accompagnata da strategie di adattamento e mitigazione che integrino soluzioni su diverse scale per un approccio più bilanciato. Integrare storia, scienza e aspetti sociali ed economici sarà fondamentale per una visione più olistica e completa della sostenibilità per garantire un futuro sostenibile e resiliente per le prossime generazioni, ma anche per raggiungere l’equità sociale e la resilienza di fronte ai cambiamenti ambientali in corso.

IL GRUPPO DI ATTIVANZA PER IL  “LOCALE”

Per dare concreta attuazione al terzo obiettivo strategico di ATTIVANZA, ovvero il promuovere la partecipazione civica a sostegno dell’azione politica di cittadinanza, abbiamo creato il gruppo di lavoro “LOCALE”, il cui scopo è di stimolare la partecipazione civica a livello locale su temi urgenti e di enorme interesse per la collettività, come l’emergenza della crisi climatica che sta causando enormi danni ambientali, sociali ed economici  a comunità e territori su scala nazionale e globale. 

E’ fondamentale che la cittadinanza acquisisca consapevolezza sulle interdipendenze tra l’attuale sistema economico-industriale, vale a dire un modello lineare di produzione e consumo basato sull’estrazione, produzione, utilizzo e smaltimento dei materiali, e gli impatti sulle condizioni di salute umana e vivibilità del pianeta; ma che venga anche a conoscenza delle strategie e delle politiche pubbliche messe in campo in questi anni dall’UE  per lo Sviluppo umano sostenibile, la transizione verso energie rinnovabili, la conversione ecologica-industriale dei distretti produttivi più inquinanti, la riduzione delle disuguaglianze sociali e il miglioramento della coesione fra le regioni. La dimensione locale è quella in cui le interazioni fra istituzioni, organizzazioni e cittadinanza avvengono in maniera più immediata e dove le disuguaglianze, le forme di esclusione, gli squilibri nel potere e le vulnerabilità sono percepite in maniera più forte dai cittadini. Un ruolo più attivo nelle politiche pubbliche consentirebbe agli attori locali di essere aggiornati sui piani nazionali che riguardano direttamente gli enti locali e diventare gli effettivi protagonisti dell’uso sostenibile e della protezione delle risorse economiche, sociali e ambientali comuni. 

A tal scopo, serve, però, una partecipazione strutturata, attraverso nuove modalità e strumenti, come ad esempio la citizen science, la scienza collaborativa tra ricercatori e cittadini/e, che diano credibilità e rendano più efficace l’azione politica di cittadinanza.

Chi dovrebbero essere i soggetti responsabili di una trasformazione equa e sostenibile del sistema economico- sociale nelle società democratiche? La storia del welfare-state occidentale insegna che tutte le conquiste sociali e politiche raramente sono state concesse da sovrani o potenti illuminati; sono piuttosto il frutto dell’interazione conflittuale tra soggetti politici organizzati.  Il tipo di conversione industriale necessario per la transizione ecologica ed energetica (dagli stabilimenti produttivi, alle competenze, alle infrastrutture) richiede un intervento pubblico dell’UE, ma non potrà realmente funzionare senza una democratizzazione del processo decisionale, che significa concretamente portare NELLE COMUNITA’ E NEI TERRITORI il dibattito sulle strategie per la decarbonizzazione (piani per l’adattamento e la mitigazione climatica), sulla conversione industriale “giusta”, sugli  impatti sociali e ambientali legati al modello economico dominante della crescita “lineare”.

Il gruppo di lavoro Locale, che vi presentiamo con questa newsletter, sta mettendo a punto una GUIDA con una selezione di iniziative e buone pratiche realizzate da organizzazioni  nazionali (associazioni, fondazioni, enti) specializzate negli ambiti della DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA  e dello SVILUPPO SOSTENIBILE, al fine di promuovere nel locale efficaci pratiche partecipative già collaudate, valorizzando le expertise multidisciplinari e agevolando relazioni e condivisione. La guida sarà strutturata per rispondere alle seguenti domande:

  • Quali strumenti di partecipazione utilizzare per far sentire la propria voce, dialogare con le Istituzioni e partecipare alle decisioni pubbliche su cause che ci stanno a cuore in difesa dei diritti, dell’ambiente, del bene comune? 
  • Come accelerare la transizione ecologica giusta e inclusiva su larga scala – a livello nazionale e internazionale – partendo da un’analisi, mappatura e messa in moto di dinamiche locali?
  • Come far conoscere la metodologia della scienza collaborativa o partecipativa tra cittadini e ricercatori che possono lavorare insieme alla raccolta di dati scientifici per il monitoraggio diretto dello stato ambientale delle comunità contribuendo ad abbattere le tradizionali barriere tra accademia, cittadinanza e attivismo? 

La GUIDA sarà disponibile nelle prossime settimane e verrà pubblicata sul sito di ATTIVANZA.

CI PRESENTIAMO

Siamo cittadine e cittadini attivi che non si accontentano di osservare: vogliamo partecipare, prenderci spazio, lasciare traccia. Vogliamo co-creare progetti e restiamo aperti a nuove collaborazioni, intercambiando idee e speranze.

Crediamo che la solidarietà non sia solo una parola, ma una pratica quotidiana. E che il cambiamento non debba per forza arrivare dall’alto: può partire dal nostro territorio, da chi lo vive ogni giorno. Ci portiamo dietro percorsi diversi, idee diverse, ma condividiamo una stessa urgenza: costruire legami reali, dare valore all’ascolto, ridare voce a chi viene sistematicamente messo da parte. Non ci basta abitare un luogo, vogliamo renderlo vivo.

ATTIVANZA è il nostro spazio fluido, in cui possiamo sperimentare, condividere. Grazie agli incontri con i partner locali si produce crescita e azione. Vediamo l’impegno come gesto creativo, sostenibile e collettivo, un modo per prenderci cura delle persone e dei luoghi che amiamo.

E’ evidente che la transizione giusta è l’unica strada per ottenere il consenso e la collaborazione necessari per affrontare efficacemente la sfida globale della transizione ecologica e il cammino verso un futuro sostenibile. 

E’ fondamentale che questo avvenga con il coinvolgimento delle comunità, con politiche di inclusione sociale, accesso a servizi pubblici e altre iniziative per ridurre le disparità economiche: in caso contrario, il rischio è di generare resistenze, tensioni sociali e chiusura nei confronti di un percorso di cambiamento che è fondamentale e quanto mai prioritario per la nostra sopravvivenza. Solo con un impegno locale attivo e dinamico, anche in collaborazione con le autorità politiche territoriali, si possono raggiungere risultati concreti in questo senso; solo uniti nella lotta al cambiamento climatico e per la giustizia sociale possiamo fare la differenza.

Fonti:

  1. https://www.agenda17.it/2025/04/15/rapporto-annuale-copernicus-il-2024-e-stato-per-il-pianeta-lanno-piu-caldo-mai-registrato-e-il-marzo-appena-trascorso-segna-un-nuovo-record/
  2. https://www.reteclima.it/confini-planetari-ne-abbiamo-gia-superati-6-su-9/
  3. https://www.scienzainrete.it/articolo/limiti-planetari-terra-oltre-punto-di-non-ritorno/giulia-olivero/2025-04-16
  4. https://attivanza.org/manifesto/
  5. La dimensione regionale e locale dell’adattamento ai cambiamenti climatici https://www.scienzainrete.it/articolo/dimensione-regionale-e-locale-delladattamento-ai-cambiamenti-climatici/lorenzo-ugolini/2024 

    Le regioni e le città dell’UE collaborano con l’UNEP per accelerare l’azione multilivello per il clima e l’ambiente https://cor.europa.eu/it/notizie/le-regioni-e-le-citta-dellue-collaborano-con-lunep-accelerare-lazione-multilivello-il-clima-e 

    PNACC – Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, entrato in vigore con il decreto n°434 del 21 dicembre 2023: si tratta di uno strumento fondamentale per integrare a livello nazionale e locale le politiche di contrasto agli impatti della crisi climatica

    PNIEC – Piano nazionale integrato Energia e Clima, strumento strategico previsto dall’UE per definire le politiche e le misure nazionali per il raggiungimento degli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi. Per i dettagli: https://eccoclimate.org/wp-content/uploads/2024/02/PNIEC_un-piano-per-l-azione_technical-report.pdf 

    PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, il quale dedica 25,36 miliardi di euro ai temi di energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile. 

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