Sondaggi sulle priorità sociali ed economiche dei giovani italiani ed europei: analisi e riflessioni
di Francesco Bedeschi
Pensando al futuro, quale potrebbe essere la fonte principale delle tue preoccupazioni? Questa è una delle tante domande poste in vari sondaggi ai giovani italiani, dalla studentessa liceale che vive nell’area metropolitana di Torino ad uno studente di un istituto professionale della provincia di Vibo Valentia.
Le risposte raccolte sono figlie del tempo, e se da un lato ci sono nuovi problemi che toccano le giovani generazioni, dall’altro si ripresentano sempre le solite preoccupazioni.
In questo spazio si intende mettere in evidenza le principali aspirazioni, preoccupazioni e priorità tematiche e politiche delle giovani generazioni italiane ed europee.
Non si avrà modo di trattare tutti i vari aspetti emersi nei sondaggi, si può però provare a toccare qualche “corda tesa”, sapendo che fa “molto rumore”, prendendo spunto, tra gli altri, dallo studio dell’Osservatorio Politiche Giovanili della Fondazione Bruno Visentini.
Riprendendo la domanda iniziale, il 18,7% risponde “la ricerca di un lavoro soddisfacente per sentirsi realizzato” mentre “la difficoltà di fare carriera nel lavoro” è la risposta del 9,6% degli intervistati. Questi sono temi che preoccupano i giovani di oggi come quelli di ieri. Una parte numericamente simile ha, invece, dato risposte con un punto di partenza differente: il 10,2% risponde “Il degrado ambientale e il cambiamento climatico”, per il 7,5% è “un clima politico e sociale instabile” a destare più preoccupazioni, e per il 7,4% sono “guerre o azioni terroristiche” a impensierire.
Ognuno può leggere questi dati con chiave diversa; io colgo due modi differenti di vedere il mondo, di percepirsi parte di esso, e di conseguenza, su come comportarsi. Se nel primo gruppo di intervistati emerge una visione individualistica, che non va oltre al proprio minuscolo spazio, nell’altro percepisco una maggiore consapevolezza della collettività di cui si è parte, e da cui si è dipendenti. Nel primo caso, vedo il successo come dettato dal raggiungimento di obiettivi personali, nel secondo invece, per obiettivi comuni. E’ forse questo il nodo di fondo dei problemi di oggi?
Alla lunga mai nessuna squadra di calcio ha vinto per giocate individuali, anche in presenza di campioni c’è sempre un gruppo, un collettivo che funziona. Questo piccolo riferimento sportivo potrebbe avere corrispondenze in tanti altri aspetti della società, o sbaglio? A differenza della maggior parte degli animali, l’essere umano è in una condizione di totale interdipendenza. E non per forza ciò deve essere visto con accezione negativa. E’ grazie ad un rapporto di collaborazione e crescita condivisa se oggi viviamo in una condizione di comodità e possibilità mai viste (anche se questo, ahimè, vale solo per una parte degli abitanti del pianeta).
E’ il benessere eccessivo che ci ha diviso e allontanato. Nel tempo sentimenti di compassione, solidarietà e condivisione si sono affievoliti, e al loro posto competitività ed egocentrismo hanno preso il sopravvento.
Oggi, sembra normale cercare un lavoro con l’obiettivo principale di fare soldi, come sembra normale aspirare ad un posto di lavoro per godere di una certa rispettabilità. Lavorare e guadagnare sono certamente fondamentali per una vita in società, ma è cosa ben diversa dalla smania di potere e di ricchezze (che comunque non è solo un problema di oggi…). Il punto a mio parere centrale è come e per cosa si lavora, con quali fini e attraverso quali mezzi. Se, utopisticamente, tutti pensassero un pò meno agli interessi personali e di più al benessere collettivo, molte professioni non esisterebbero e al loro posto ci sarebbero altri tipi di lavori più orientati a portare benefici comuni. Se le azioni individuali non fossero ragionate in termini egoistici (che qui non vuole avere accezione negativa ma di constatazione) ma collettivistici, molte dinamiche della vita pubblica potrebbero cambiare. Sarebbe meglio o peggio? A livello numerico, se rinuncio a quello che mi può dare 1 (me medesimo) in cambio di una piccolissima parte da ciascun altro (un numero seguito da svariati zeri) è ovvio cosa porti maggiori benefici.
Un mondo in cui ci si percepisce come parte di un qualcosa di molto più grande del nostro microcosmo è un mondo che gode di più sorrisi, di più sostegno, di più generosità, di più tolleranza, di più umanità, di meno guerre, di meno gelosie, di meno cattiverie. Questo è il punto di partenza per la struttura di valori di un mondo,che prima di tutto, vive in armonia e da cui si può poi costruire una sovrastruttura. Questa è la speranza, questo è il desiderio.
Fonti utilizzate: Indagine Giovani e Futuro 2023 – Fondazione Visentini, SAVONA
OSSERVATORIO POLITICHE GIOVANILI
Fondazione Bruno Visentini
Premessa metodologica. Per utilizzare i dati utili per il nostro scopo, servirebbe eseguire una “cross-section”: ad esempio, se il 23% dei giovani intervistati vuole proseguire gli studi nelle lauree STEM, a chi si fa riferimento? Sono in maggioranza ragazzi o ragazze? Di quali aree geografiche? Di che estrazione socioculturale? Di che fazione o idea politica? Con quali interessi personali? Che tipo di partecipazione e di senso collettivo ha questa persona? Senza questo incrocio tra i dati è difficile avere un quadro della situazione chiaro e realistico da cui poi ricavare considerazioni utili. Per correttezza va precisato, dunque, che quanto sotto riportato è da intendersi come parziale e quindi con possibili margini di errore.
Altro aspetto da precisare è che lo studio della Fondazione Visentini non è rappresentativo della popolazione italiana: oltre il 77% degli intervistati viene dal Nord, solo il 7,77% dal Centro, il 18,9% al Sud. 4307 intervistati in Piemonte, 206 in Emilia-Romagna, 34 in Sardegna. A Treviso sono stati intervistati 1298 giovani e a Bari 515.
Dati rilevanti combinati utili per la comprensione ed individuazione del target giovanile italiano:
- Quasi il 50% dei giovani italiani vuole proseguire gli studi dopo la fine delle scuole secondarie. Di questi, più del 50% vuole proseguire facendo studi raggruppabili come “tecnici” in cui molto probabilmente le aspirazioni principali sono di carriera e di guadagno: gruppo ingegneria e informatica (17,3%), gruppo medico e professioni sanitarie (16,2%), gruppo business e management (11,4%), gruppo scientifico, matematica e fisica (6,6%), gruppo giuridico (5,5%).
- Per quanto riguarda il tipo di carriera che si vuole intraprendere, dai dati osservabili, nessuna delle seguenti aspirazioni emerge sulle altre: lavoratore autonomo o professionista, dipendente ente privato, dipendente ente pubblico, imprenditore.
- I giovani, intervistati nel 2023, tra i 17 e i 20 anni rispondono che nel 2030 secondo i loro piani saranno fuori dalla casa dei genitori (oltre l’80%), da sottolineare che nel 2030 essi avranno tra i 24 e i 27 anni (interessante sarebbe sapere se con “fuori da casa” si intende anche chi vive in un’altra città ma comunque finanziariamente ancora dipendente dai genitori o no).
- I pesi, per quanto riguarda il luogo dove essi saranno nel 2030, sono bilanciati. Nessuna “sorpresa” particolare. I giovani italiani che guardano all’estero per il loro futuro sono il 31% e meno del 50% ha radici o convinzioni così forti da farlo rimanere all’interno della propria regione. Quelli con maggior mobilità (cioè quelli più disposti a spostarsi in luoghi diversi dal suo) sono i giovani delle città medio-piccole cioè tra i 15.000 e i 100.000, questo è ancora più evidente in città tra i 50.000 e i 100.000 abitanti.
- I giovani fiduciosi verso il futuro sono in calo ma comunque ancora attorno al 50%, crescono quelli convinti di un futuro “grigio” (dal 4% all’8% in due anni ma dopo un trend non lineare degli anni precedenti con continue fluttuazioni), mentre le altre due categorie variano attorno al 20% (Tendenzialmente no; Assolutamente si).
- Sembra esserci una condivisione di vedute su cosa è urgente, quali nuove politiche implementare e quindi le politiche in cui i giovani sono più attenti e sensibili. Il che non vuol dire che sia positivo o negativo, infatti osservando la matrice di connessione (guardare il grafico per più chiarezza) si nota che “opportunità imprenditoriali” “mercato del lavoro” “istruzione e formazione” sono quelle dal rapporto più alto. Su questo nulla di sorprendente, i giovani sono maggiormente interessati alle politiche del lavoro ne sono direttamente coinvolti nell’immediato e nel medio-lungo termine. Sarebbe interessante leggere i dati in modo trasversale, per capire se ci sono dei bias dovuti a estrazione sociale, studi e area geografica.
- Problemi giovanili? I fattori legati alla crescita e al benessere mentale, e quindi il lato psicologico, sono i più presenti.
Fonte: Indagine Giovani e Futuro 2023 – Fondazione Visentini, SAVONA
OSSERVATORIO GIOVANI
Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori
Premessa metodologica. Nonostante in questo studio il campione sia rappresentativo a livello di genere, età, titolo di studio, condizione lavorativa e area geografica, non lo è invece per quanto riguarda il background valoriale-religioso. Come infatti riporta lo studio, “I giovani sono stati reperiti tramite canali diocesani attivati dall’Osservatorio Giovani” e hanno in comune l’adesione e la partecipazione alle azioni cattoliche. Questo bias è ovviamente da tenere in considerazione.
Inoltre, il numero degli intervistati (40) è molto piccolo rispetto a un campione di 2000.
Dati rilevanti combinati utili per la comprensione ed individuazione del target giovanile italiano:
Parte integralmente riportata dal report: “… La fiducia verso le istituzioni è molto articolata, va dal 31,6% per i partiti a oltre il 55% per il Presidente della Repubblica, ma per le istituzioni non politiche si arriva anche oltre il 60% per la scuola, gli ospedali e il volontariato, fino al 74% per la ricerca scientifica. La fiducia nei confronti dell’Unione europea è al 54,5%, confermando in sostanza il livello pre-elezioni europee del 2019 (quando era al 54,2%). I giovani non sono quindi sfiduciati del tutto e su tutto, riconoscono anzi un ruolo positivo a una buona parte di soggetti pubblici.
Una fetta consistente degli intervistati non ha un atteggiamento negativo verso la politica stessa come strumento per migliorare la realtà. Persino la fiducia nei confronti dei partiti – non considerati tutti uguali – è andata ad aumentare, risalendo dai valori molto bassi degli anni dell’apice della Grande recessione.
Se tra gli intervistati è ampiamente condivisa l’idea che per affrontare con determinazione i problemi irrisolti del Paese servano leader autorevoli con personalità forte, nel contempo tra i più è riconosciuta l’importanza dei partiti nel funzionamento dei processi democratici e di rappresentanza, assieme all’esigenza di favorire la partecipazione delle nuove generazioni.
Il male maggiore è considerato il fatto che “ognuno pensa per sé e i cittadini non si occupano davvero del bene comune”. C’è anzi, secondo i giovani, una tendenza dell’attuale politica a polarizzare il dibattito pubblico, a tenere distanti le posizioni per logiche di parte anziché cercare punti di sintesi. Sembra quindi emergere un’ elevata domanda di impegno per il bene comune che mobiliti anche dal basso. Per quasi 3 giovani su 4, seppur considerato difficile, è ancora possibile impegnarsi in prima persona per far funzionare meglio il Paese. Ancor più elevata è la percentuale di coloro che affermano che se la politica italiana offrisse vero spazio di partecipazione per i giovani questo migliorerebbe la loro visione della partecipazione democratica e li avvicinerebbe maggiormente all’impegno politico. Va considerato comunque con attenzione il fatto che oltre 1 giovane su 4 pensa che impegnarsi non serva ed è del tutto sfiduciato sul fatto che la politica possa essere utile per la sua vita e per quella del Paese…”
La fiducia nelle istituzioni degli intervistati rispecchia l’idea generale dei giovani italiani per quanto riguarda la fiducia nell’Unione Europea, e nelle scuole e università; con un normale trend che va a diminuire tra chi ha una laurea e chi non ha acquisito un diploma. E’ più alta la fiducia che gli intervistati ripongono nella Chiesa cattolica e nel governo nazionale ma ciò è collegato al bias del campione. Incoraggiante vedere valori sopra al 60% per quanto riguarda il volontariato ma preoccupanti sono invece quelli che riguardano i social network (perchè a mio parere troppo alti) e le banche (perchè bassi: 43,9% e 41%).
La fiducia nei partiti è in crescita dal 2017 con lieve flessione durante il COVID. Sarebbe interessante capire per quali partiti il campione intervistato nutre più fiducia: l’aumento di fiducia di 4 punti percentuali dal 2022 può essere collegato all’insediamento del governo Meloni?
Un altro campanello d’allarme dovrebbe essere lanciato leggendo il grafico “vicinanza ai partiti, percezione degli elettori con multidimensional scaling”. Difatti, si tende ad osservare il programma elettorale che può dare più vantaggi personali, senza soffermarsi piuttosto sulle posizioni che i partiti politici hanno su questioni più generali (che a volte non vengono nemmeno specificate dagli stessi partiti).
Un dato, a mio parere ancora più spaventoso, però, è il 72,5% dei 40 giovani intervistati, secondo cui in Italia c’è bisogno di un leader politico forte: in che termini questo leader dovrebbe essere “forte”?
Più incoraggiante la risposta alla domanda “Il problema del nostro Paese è che ognuno pensa per sé e i cittadini non si occupano del bene comune” con risposte positive nel 74,3% dei casi. E’ un tema che andrebbe approfondito: la maggior parte pensa che ci si debba occupare maggiormente del bene comune, ma quanti sono i giovani di questo 74,3% che fanno azioni quotidiane concrete proprio con tale obiettivo?
Due domande e relative risposte affermative lasciano buoni spunti di riflessione, nonostante richiederebbero di essere ulteriormente argomentate:
“La gente come me non ha alcuna influenza sulle scelte del Governo, dell’amministrazione regionale o dell’amministrazione del mio comune” ( risposte affermative: 59,6%);
“Anche se è molto difficile, è ancora possibile per tutti impegnarsi in prima persona per cercare di far funzionare meglio le cose in Italia (risposte affermative: 73,9%)
La combinazione tra dati precedenti e la “Tab. 3. Confronto con indagini passate sull’interesse e visione. Valori percentuali” mostra come siano i laureati la categoria più sensibile a tematiche relative alla cosa pubblica.
I risultati di Figura 5 e Tabella 4 mostrano che c’è tra i giovani la convinzione diffusa che gli spazi di partecipazione e azione a livello politico siano limitati. Bisognerebbe però capire se effettivamente, allargando le possibilità di partecipazione e azione per le nuove generazioni, essi occupino poi questi spazi loro concessi per gli scopi sperati.
Un dato interessante riguarda le forme di protesta: tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, le forme di partecipazione più comuni includono il boicottaggio di prodotti (69,0%) e la firma di petizioni (62,9%), entrambe strettamente legate all’essere informati su alcune questioni di interesse comune. Si boicottano prodotti per motivi etici e politici, mentre le petizioni vengono firmate su questioni verso le quali si è più sensibilizzati.
Un’informazione, a mio parere, da prendere con le pinze riguarda la percentuale del 40% di coloro che ha adottato anche forme di partecipazione meno comuni tra i giovani, quali l’essere parte di movimenti politici: questo dato sembra smentire ampiamente la retorica di una presunta apatia e disinteresse dei giovani nei confronti della politica, anche se è probabile che sia distorto a causa del campione non rappresentativo per i motivi sopra riportati.
La questione che, invece, pare imporsi riguarda l’assenza di spazi offerti dalla politica alle giovani generazioni. Questo intricato argomento è stato sviluppato dal Laboratorio Futuro dell’Istituto Toniolo, questa volta però, basandosi su dati raccolti e elaborati da Ipsos che sono significativamente attendibili e rappresentativi (suscettibili a minimi bias).
Lo studio, che analizza l’interesse dei giovani italiani verso la politica, ed è curato dal dott. Antonio Campati e dalla dott.ssa Veronica Riniolo, ci racconta una realtà molto diversa da quella che ci si può aspettare. Infatti, emerge che i giovani italiani vogliono essere presenti e attivi, ma manca lo spazio per far sentire davvero la propria voce. L’indagine demoscopica è appositamente realizzata da Ipsos per l’Istituto Toniolo (Ente fondatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore) ed indica chiaramente che l’immagine stereotipata dei giovani come disinteressati o apatici è lontana dalla realtà, con 3 giovani su 4 interessati alla politica e una fiducia nei partiti politici in crescita.
Nell’era degli influencer, emergono nuove forme di partecipazione politica: oggi sempre più giovani si informano, discutono e prendono posizione attraverso il digitale. Gli influencer, in particolare, giocano un ruolo cruciale nel mobilitare l’attenzione dei giovani verso temi sociali e politici, sostituendosi in molti casi ai tradizionali canali istituzionali. Allo stesso tempo, l’indagine evidenzia una percezione diffusa di una profonda mancanza di luoghi concreti dove poter esprimere idee e partecipare attivamente alla vita pubblica.
Fonti:
Report Giovani Democrazia e Partecipazione (Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo), 17/06/2024. REPORT-GIOVANI-DEMOCRAZIA-E-PARTECIPAZIONE-OSS-Giovani-versione17giugno2024-003.pdf
Un’analisi trasversale di Ipsos dal titolo “Italia 2024 – Un Paese Divergente” arricchisce ancora di più questo argomento e lo studio di A. Campati e V. Riniolo: L’altra partecipazione. I giovani italiani e la politica al tempo degli influencer – Laboratorio Futuro, Flair 2024-libro COMPLETO Digital_Alta.pdf
Eurobarometro Flash
Report del Parlamento Europeo
Premessa metodologica. 25.863 sono i cittadini dell’UE intervistati, di età compresa tra i 16 e 30 anni, di cui 1.012 giovani in Italia. Le risposte sono dell’autunno 2024. Seppur ci sia fiducia nei sondaggi eseguiti dall’UE, bisogna sempre considerare un margine di errore nel campione e quindi una deviazione dal valore medio reale.
Il sostegno degli italiani all’UE è leggermente sopra o in linea con quello registrato nell’Unione (in media). Infatti, il 66% è favorevole all’UE (di cui il 33% contento anche di come funziona attualmente). Ambiente e cambiamento climatico sono la categoria di temi che più preoccupano i giovani italiani (46%), molto più che nella media UE (33%). Situazione economica e creazione posti di lavoro è un altro tema a cui i cittadini italiani sono interessati (38%), meno riscontri sono stati rilevati per l’istruzione e la formazione (26%).
Da attenzionare il dato che sottolinea, diversamente da come si potrebbe pensare, come i giovani italiani si informino prevalentemente in TV, il che non si avvicina alla media UE (52% contro 39%), e attraverso i social media (44%). Tra i giovani italiani è Instagram il social che riscuote più successo per questioni politiche e sociali (59%), mentre Facebook e X hanno valori bassi ma non trascurabili (26% e 19%). YouTube che è l’unico che permette uno spazio di informazione più ampio (a livello di minuti medi dei video informativi) e raccoglie un 37%.
Riguardo alle fake news, si vede che c’è poca chiarezza e molti dubbi. Inoltre, una nuova categoria da tenere in considerazione, oltre alle fake news, è quella di non-notizie che occupano sempre più pagine nei giornali e non solo. Ovvero, notizie che riguardano fatti, spesso di cronaca, non rilevanti a livello nazionale ma che occupano prime e seconde pagine di notiziari e quotidiani. Spesso sono notizie che tendono a far schierare i cittadini e a tenerli occupati, intrattenendosi su fatti che sono fini a sé stessi e che hanno breve durata, dopo la quale vengono sostituite da altre non-notizie. Questo permette di distogliere l’attenzione da fatti molto più rilevanti e sensibili, che vengono così parzialmente o totalmente nascosti.
Tra i giovani italiani ed europei che non sono andati a votare nel giugno 2024, ecco le ragioni prevalenti: “non avevo abbastanza informazioni per fare una scelta” (UE 16% ITA 12%) “non ho trovato un candidato o un partito politico in cui identificarmi che rappresentasse le mie opinioni” (UE 15% ITA 19%) “non mi fido dei politici/In generale sono deluso/a dalla politica” (UE 15% ITA 12%).
Infine, il coinvolgimento politico risulta basso; tra le forme di partecipazione prevalenti “ creato o sottoscritto una petizione (cartacea oppure online)” (UE 26% ITA 21%). Anche il volontariato non sembra così presente nella vita dei giovani “Fatto il volontario/la volontaria per un ente di beneficenza/organizzazione di campagna” (UE 20% ITA 25%).
Fonte:
Youth Survey 2024 FL013EP, Youth survey 2024 – février 2025 – – Eurobarometer survey
Youth Democracy FL545, data.europa.eu
I RISULTATI IN SINTESI
DEBOLEZZE DEI SONDAGGI ANALIZZATI
Necessità di analisi cross-section | Non si incrociano variabili come genere, area geografica, estrazione sociale | Ridotta capacità di profilare i target giovanili in modo completo |
Bias geografico (Fondazione Visentini) | 77% del campione dal Nord, solo 7,77% dal Centro | I dati non rappresentano l’Italia in modo equo |
Bias culturale/religioso (Osservatorio Toniolo) | Tutti gli intervistati sono attivi nella Chiesa cattolica | I dati riflettono opinioni di un segmento omogeneo, non generalizzabile |
Scelte più comuni: | Ingegneria e Informatica (17,3%), Sanità (16,2%), Management (11,4%), Scienze “dure” (6,6%), Giurisprudenza (5,5%) | La componente STEM domina, seguita da business e diritto |
Dati raccolti dai seguenti studi sopra trattati:
Indagine Giovani e Futuro 2023 – Fondazione Visentini, SAVONA
Report Giovani Democrazia e Partecipazione (Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo), 17/06/2024. REPORT-GIOVANI-DEMOCRAZIA-E-PARTECIPAZIONE-OSS-Giovani-versione 17 giugno 2024-003.pdf
MOBILITÀ E ASPETTATIVE PER IL 2030
Giovani che si vedono fuori casa nel 2030 | >80% | Andrebbe chiarito se si intende indipendenza economica o solo abitativa |
Giovani che guardano all’estero | 31% | Andrebbe approfondito quale livello di studi e settore di occupazione |
Giovani con forte radicamento regionale | <50% | Andrebbe differenziato e specificato per ciascuna regione |
Maggiore mobilità: | Città medio-piccole (15.000-100.000 ab.), specialmente 50-100k | Andrebbe studiato a livelli macro e micro per un quadro specifico su cui basarsi |
La tabella ha come scopo quello di porre in modo semplicistico le volontà dei giovani e le loro aspettative future a confronto. Ad esempio i giovani che non hanno ad oggi intenzione di lasciare la loro terra d’origine (considerando di rimanere all’interno della regione) sono meno del 50%, ciò non vuol dire che siano il 30% ma qualche punto percentuale sotto il 50%. La terza colonna riporta dei commenti sulle dirette conseguenze di analisi che lo studio richiede. L’ultima riga evidenzia in media le aree che i giovani con più facilità lasciano per aspettative più prospere altrove.
Dati raccolti dal seguente studio già sopra riportato: Indagine Giovani e Futuro 2023 – Fondazione Visentini, SAVONA.
APPREZZAMENTO DEI VARI SOGGETTI DELLA VITA PUBBLICA
Ente/Organismo/Istituzione | Livello di fiducia |
Ricerca scientifica | 74% |
Volontariato | >60% |
Scuola e ospedali | >60% |
Presidente della Repubblica | >55% |
Unione Europea | 54,5% |
Partiti politici | 31,6% (in crescita) |
Social network | 43,9% |
Banche | 41% |
Dati raccolti dal seguente studio già sopra riportato: REPORT-GIOVANI-DEMOCRAZIA-E-PARTECIPAZIONE-OSS-Giovani-versione17giugno2024-003.pdf. – (Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo), 17/06/2024.
RISULTATI AI SONDAGGI EUROPEI PER I GIOVANI ITALIANI
Categoria | Dati Italia | Spunti e rilevanza |
Sostegno all’UE | 66% favorevoli | L’Italia è in linea con la media, ma solo il 33% è anche soddisfatto di come funziona |
Principali preoccupazioni – Ambiente | 46% | Tema centrale per i giovani italiani, più che per i coetanei europei. |
Preoccupazioni – Lavoro ed economia | 38% | Da notare la più bassa percentuale rispetto a “Ambiente” |
Preoccupazioni – Istruzione e formazione | 26% | Richiede ulteriori approfondimenti perchè in controtendenza |
Canale principale di informazione: TV | 52% | Anomalia italiana: i giovani si informano ancora molto dalla TV |
Canale principale: Social Media | 44% | In linea con le tendenze, ma meno di altri paesi digitalizzati |
Social usato per temi politici/sociali | Instagram (59%), FB (26%), X (19%), YouTube (37%) | Instagram domina, ma YouTube ha potenziale come strumento informativo |
Dati raccolti dal seguente studio sopra trattato: Youth Survey 2024 FL013EP, Youth survey 2024 – février 2025 – – Eurobarometer survey.
VALUTAZIONE DELL’ANDARE A VOTARE PER I GIOVANI
Valutazione da 1 (per nulla importante) a 10 (estremamente importante). Possibilità di rispondere “non so”.
Aspetto Analizzato | Dato / Evidenza | Riflessione Chiave |
Valutazione da 1 a 4 | 15% | La fiducia nelle elezioni non è scontata, specie tra i giovani |
Valutazione da 5 a 8 | 49,3% | In questa fascia è probabile che la valutazione dipenda dal tipo di voto (referendum, elezione comunale, europee ecc) |
Valutazione 9 e 10 | 32,4% | La correlazione tra questa percentuale e quella di giovani direttamente coinvolti in associazione ed enti è significativa |
“Non so” | 3,3% | Risposta che lascia spazio a varie ipotesi |
Dati raccolti dal seguente studio sopra trattato: L’altra partecipazione. I giovani italiani e la politica al tempo degli influencer – Laboratorio Futuro.
Le ricerche ed i sondaggi evidenziano una condizione giovanile segnata da disillusione verso le istituzioni, il lavoro e la politica, ma anche da un persistente bisogno di appartenenza e identità. I giovani italiani appaiono spesso critici, distaccati da forme tradizionali di partecipazione, ma sono tutt’altro privi di valori o indifferenti alla sfera pubblica: cercano forme nuove, più autentiche e orizzontali, per esprimere il loro impegno (questa è una “old true story”, essendo un argomento presente e ripetuto, nello scontro generazionale tra “vecchio” e “nuovo”). La differenza, forse, oggi sta nel fatto che se 40 anni fa si poteva prevedere ed avere più certezze e costanti non solo nel breve termine ma anche a medio, oggi questo è sempre più improbabile. Tra i motivi principali si possono annoverare le nuove tecnologie e i social media, che hanno contribuito tra l’altro ad una polarizzazione delle opinioni che non si vedeva da decenni, e le questioni globali, come la crisi climatica e le guerre, che rendono il futuro molto incerto.
La particolarità di oggi è che le preoccupazioni dei giovani vanno ben oltre i confini nazionali, con molte problematiche che coinvolgono le persone su scala quasi-globale. Ad esempio, a livello europeo emerge una generazione giovanile che, pur tra molte incertezze, manifesta un forte interesse per:
- diritti fondamentali e libertà democratiche (come la pace, la giustizia sociale, e la lotta alla disinformazione),
- protezione dell’ambiente (tra le priorità più citate),
- uguaglianza e inclusione sociale.
Tuttavia, in Italia in particolare, si registra una certa ambivalenza: da un lato, un’alta percentuale di giovani riconosce l’importanza dell’Unione Europea come spazio di valori comuni e opportunità; dall’altro, molti si sentono poco rappresentati e scarsamente informati sulle attività del Parlamento Europeo. Questo squilibrio tra riconoscimento del ruolo dell’UE e distanza percepita indica una crisi di mediazione tra giovani e istituzioni.
Una piccola lista di “Recommendations” che è solo un piccolo spunto per una più ampia riflessione che ATTIVANZA sta portando avanti attraverso le sue diverse iniziative:
- Riconnettere i giovani alla politica (nazionale ed europea) significa andare oltre l’informazione formale e attivare processi di coinvolgimento diretto, partecipato e coerente.
- Le istituzioni (italiane ed europee) devono riformulare il loro linguaggio e i canali di comunicazione, se vogliono intercettare una generazione che cerca autenticità, concretezza e spazio decisionale.
- C’è un ampio margine per ripensare la rappresentanza democratica, facendo leva su ciò che ai giovani interessa realmente: clima, diritti, lotta alle disuguaglianze. Temi per i quali sono disposti a mobilitarsi, ma solo se percepiscono che la partecipazione ha effetti reali.
Infine, occorre superare il pregiudizio della “gioventù apatica”: i dati, italiani ed europei, mostrano l’opposto. C’è energia e desiderio di contribuire, ma anche una domanda inevasa di fiducia, ascolto e corresponsabilità.