Democrazia rappresentativa: decadimento o trasformazione?
di gruppo di ATTIVANZA “Integrazione europea”
Ci troviamo di fronte, negli ultimi anni, ad una fase di profonda crisi della democrazia rappresentativa, e questo è evidente a tutti. La crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni, partiti che sembrano sempre più distanti dalla loro base elettorale, un’insoddisfazione generale che non lascia adito a pensieri fiduciosi circa il sistema politico che ci governa. In questo contesto, come prevedibile, avanzano con una velocità da far spavento idee, da sinistra a destra, fortemente corrosive della cultura democratica, dei suoi valori e dei suoi principi: il ritorno della forza come strumenti di imposizione delle proprie credenze, la legge del più forte tanto nel contesto internazionale quanto in quello nazionale, la paura di essere colti impreparati e la conseguente corsa al riarmo comune in tutto il mondo. Assistiamo ad un’isteria di massa che stavolta non coglie le popolazioni, le quali, invece, stanno dimostrando una lucidità e una fermezza nel difendere i valori democratici a dir poco impressionante, quanto le élite politiche dei vari governi. Da questo contesto così caotico e confuso, nasce la riflessione sulla validità e sull’effettivo funzionamento dei meccanismi di democrazia rappresentativa che caratterizzano i governi occidentali. Non sarà forse più corretto, a questo punto, dare più voce e più potere al popolo, in un rinnovato tentativo di democrazia diretta? Il tema è caldo e a lungo dibattuto tra gli scienziati della politica e i professori di diritto da illo tempore: in Europa, in particolare, la discussione sulla più corretta forma di rappresentazione popolare è sempre stata presente negli ambienti politici e accademici.
In effetti, i nostri ordinamenti prevedono forme di partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni politiche, come, oltre le elezioni politiche, i referendum popolari. Eppure, tutto questo sembra non bastare, non nel contesto storico in cui ci troviamo oggi. Una prima innovazione al riguardo è stata introdotta in Francia, con l’istituto del dibattito pubblico attraverso la legge n. 95-101 del 2 febbraio 1995: essa prevede che per grandi progetti infrastrutturali un’apposita commissione informi la popolazione, la quale può intervenire a monte del processo decisionale con osservazioni e suggerimenti atti a modificare, in tutto o in parte, il progetto in discussione. Uno strumento analogo è stato poi introdotto in Italia, precisamente dalla regione Toscana, nel 2007, con legge regionale n. 69 del 27 dicembre 2007 e poi introdotto a livello nazionale con il d.lgs. 18 aprile 2016 n° 50 (Codice dei contratti pubblici). Quest’ultimo è stato abrogato dal d.lgs. 31 marzo 2023 n°36, il Nuovo codice dei contratti pubblici, che disciplina il dibattito pubblico all’art. 40 e al relativo Allegato I.6. Secondo il codice, esso è obbligatorio per le opere di particolare impatto sociale, ambientale e territoriale (definite nelle soglie dell’Allegato I.6). Negli altri casi, le stazioni appaltanti possono comunque indire il dibattito su base volontaria.
L’istituto si inserisce in un contesto di democrazia partecipativa, che dà la possibilità ad attori privati di intervenire nel corso di un procedimento amministrativo di natura pubblica, ed è proprio questa la grande novità. La democrazia partecipativa, infatti, è il risultato di un processo molto più ampio di trasparenza amministrativa che mira da un lato a rendere, appunto, trasparente l’azione delle amministrazioni, consentendo ai cittadini di effettuare un controllo democratico, dall’altro ad incoraggiare la partecipazione al dibattito pubblico e nei processi decisionali e avvicinare così il cittadino alle istituzioni.
In un’analisi di Luigi Bobbio del 2006 si leggono alcuni limiti rispetto alla reale partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico. Secondo Bobbio, “quando i movimenti rivendicano la democrazia partecipativa, intendono soprattutto che le istituzioni debbano aprirsi alla loro influenza e ai loro temi. La partecipazione è il veicolo per aprire una breccia nel pensiero unico delle élites al potere. Si suppone, insomma, che l’apertura delle istituzioni alla partecipazione faccia entrare nel loro orizzonte nuovi contenuti, veicolati dai movimenti stessi”. Ma, evidenzia, c’è un rischio implicito nei meccanismi di democrazia partecipativa, ovvero quello che a partecipare, di fatto, siano solo i cittadini più attivi, i più interessati, lasciando i cittadini passivi lontani dai processi decisionali. In questo modo, il rischio più grande è che comunque le decisioni verranno prese da un numero esiguo di rappresentanti della società. Inoltre, questi inevitabilmente saranno portatori di interessi da difendere e soddisfare, che, quindi, prevarranno su altri non adeguatamente rappresentati. Per questo motivo si ritiene che la miglior rappresentanza sia sempre quella degli organi elettivi, perché a sostenerli sono milioni di voti.
L’analisi sull’essenza della democrazia partecipativa, sulle sue opportunità e i suoi limiti, è lunga, complessa e oggetto di numerose osservazioni, ma in ATTIVANZA ci siamo interrogati su come ad oggi, nella vita pratica dei cittadini europei, sia possibile esercitarla. In particolare, quali modalità ha messo a disposizione l’Unione per permettere ai cittadini europei di entrare attivamente nella vita politica europea? Gli strumenti di democrazia partecipativa nell’Unione Europea consentono ai cittadini e alla società civile di influenzare le politiche e la legislazione. I principali meccanismi, promossi a livello istituzionale, includono:
- Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE): Permette a un milione di cittadini di almeno 7 Stati membri di invitare la Commissione Europea a presentare una proposta legislativa.
- Panel Europei di Cittadini: Introdotti stabilmente, coinvolgono gruppi di cittadini estratti a sorte in rappresentanza dei 27 Paesi per discutere e formulare raccomandazioni su politiche chiave prima che vengano adottate.
- Portale “Di’ la tua”: La piattaforma web ufficiale dove i cittadini possono esprimere pareri, commentare le tabelle di marcia e fornire feedback su qualsiasi iniziativa legislativa in corso.
- Petizioni al Parlamento Europeo: Diritto per qualsiasi cittadino/a (o residente) di presentare una petizione su questioni che rientrano nel campo di attività dell’Unione.
- Consultazioni pubbliche: Questionari e dibattiti aperti organizzati sistematicamente dalla Commissione per raccogliere le opinioni di portatori di interesse e singoli cittadini.
Questi strumenti si inseriscono nel quadro delineato dal Trattato di Lisbona, che sancisce il principio del dialogo aperto e trasparente con le associazioni rappresentative e la società civile.
Quale modo migliore di sentirsi veramente europei se non partecipando attivamente alle politiche che i nostri rappresentati all’Unione stabiliscono? E quale momento migliore di farlo se non questo? Perché non diventare oggi cittadini/e attivi e interessati alle dinamiche europee e internazionali, vista la distanza così abissale che sentiamo nei confronti delle decisioni intraprese negli ultimi anni dai vertici europei, specialmente con riferimento al contesto internazionale?
Sicuramente stiamo assistendo ad una mobilitazione di massa importante, movimenti di protesta diffusi che manifestano il loro dissenso rispetto alla conduzione della politica nell’Unione, contro il programma ReArm Europe, in difesa dei diritti umani dei palestinesi, a favore di una politica coerente con i principi fondamentali su cui l’Unione si è costituita e che sono sanciti nella Carta di Nizza, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Sebbene viviamo in un periodo storico complicato, caratterizzato da una sfiducia generale nei confronti della politica, e di quella europea in particolare, forse può venire del buono da questo: vediamo del positivo nelle riflessioni che si stanno sviluppando sul tema della cittadinanza attiva e della democrazia partecipativa, sui valori aggiunti che quest’ultima può dare per lo sviluppo della democrazia odierna, in contrasto al processo di decadimento al quale sembra andare in contro. Assistiamo stupiti e speranzosi ai movimenti spontanei che stanno nascendo in tutta Europa di cittadini e cittadine che liberamente e con forza protestano contro le decisioni prese (o non prese) dai governi per la difesa dei principi democratici, della libertà di espressione e di vivere in un mondo privo di armi (non privo di conflitti), in cui venga garantito il diritto alla vita (art. 2, CEDU), il diritto alla libertà alla sicurezza (art. 5, CEDU), nel rispetto della libertà di pensiero, di coscienza e di religione (art. 9, CEDU).
Proprio perché crediamo fermamente in questi principi noi di ATTIVANZA stiamo sostenendo attivamente l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Basta ai doppi standard sui diritti umani”, promossa da un gruppo di cittadini/e europei/e per introdurre una legge che garantisca coerenza, trasparenza e uguaglianza nel rispetto dei diritti fondamentali della CEDU nei rapporti commerciali con paesi esterni all’Unione.
Se anche voi, cari lettori e care lettrici, volete sostenere il cambiamento trovate tutte le informazioni sul sito della Commissione europea al seguente link https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000006_en per firmare l’iniziativa e aiutarci a raggiungere le firme necessarie a presentare la proposta di legge al Parlamento europeo.