La comunicazione pubblica europea: perché conta e come può avvicinarci all’Europa. L’esperienza della cattedra Jean Monnet Com4T.EU
di Anna Maria Garofalo, gruppo “Comunicazione” di ATTIVANZA
Perché l’Europa è percepita lontana?
Molte delle decisioni che incidono sulla nostra vita quotidiana vengono prese a livello europeo. Dall’ambiente ai fondi per i territori, dal digitale ai diritti, sono tanti i temi che passano dai tavoli delle istituzioni europee e si negoziano con gli Stati membri. Eppure, il legame tra queste scelte e ciò che viviamo ogni giorno non è sempre evidente. È anche per questo che l’Europa continua a essere percepita come distante.
Non è solo una questione di informazioni, ma anche di identità. Quanto ci sentiamo europei, oltre che cittadini/e di un singolo Stato? Costruire un senso di appartenenza comune non è semplice, soprattutto in un contesto fatto di lingue, culture e storie diverse.
Lo confermano anche i dati dell’Eurobarometro: il sostegno all’UE è in crescita, ma il senso di appartenenza resta disomogeneo tra i diversi Paesi, e molti cittadini/e continuano a percepire l’Europa come lontana dalle proprie preoccupazioni quotidiane (Belluati, 2026).
In questo scenario, non si è ancora pienamente sviluppato quello spazio di confronto condiviso che Habermas (1989) definisce “sfera pubblica europea”: un luogo, anche simbolico, in cui cittadini e cittadine possano discutere temi comuni, formare opinioni e influenzare le decisioni politiche (Belluati, 2026).
Le differenze tra i Paesi contano, ma conta anche come l’Europa viene raccontata. La comunicazione pubblica europea non è solo un modo per informare: è uno strumento fondamentale per rendere l’UE comprensibile, valutabile e, soprattutto, partecipata.
Comunicare l’Europa: funzioni, obiettivi e strumenti
Quando parliamo di comunicazione pubblica, parliamo della capacità delle istituzioni di informare, ascoltare e dialogare con i cittadini (Ducci-Lovari, 2023). Nel caso dell’Unione europea, questa funzione è ancora più importante. Non si tratta solo di spiegare politiche e decisioni, ma di costruire un dialogo tra Paesi diversi su temi che riguardano tutti. In altre parole, comunicare significa anche rafforzare la legittimità del progetto europeo.
La comunicazione istituzionale europea si muove su tre piani (D’Ambrosi, 2019).
Il primo è quello informativo per far conoscere e rendere accessibili politiche, opportunità e diritti. Questo significa spiegare meglio come funziona l’Europa, quali possibilità offre e cosa cambia concretamente per i cittadini.
Il secondo è sociale al fine di sensibilizzare su temi di interesse collettivo, come sostenibilità, inclusione o innovazione. Non è semplice, perché l’Europa è uno spazio molto diverso al suo interno e le priorità sociali cambiano a seconda dei contesti nazionali di riferimento. Ma proprio per questo diventa importante creare occasioni di incontro e scambio tra esperienze e culture. In questa direzione vanno programmi come Erasmus+, i progetti di volontariato e i tirocini europei, che permettono soprattutto ai giovani – di vivere l’Europa in prima persona (Marchetti, 2015).
Il terzo piano riguarda la cittadinanza europea per rafforzare il senso di appartenenza e favorire la partecipazione. Significa creare spazi di confronto, rendere più comprensibile il funzionamento delle istituzioni e valorizzare i principi su cui si fonda l’Unione, come democrazia, diritti e inclusione.
Per raggiungere questi obiettivi, l’UE utilizza strumenti diversi, combinando canali tradizionali e digitali.
I siti istituzionali restano il punto di riferimento per informazioni su politiche, bandi e opportunità. Ma sono i social media – Instagram, Facebook, X, TikTok – a permettere di raggiungere pubblici più ampi, soprattutto i più giovani, con linguaggi più diretti e accessibili. L’obiettivo è chiaro: non limitarsi a “trasmettere informazioni”, ma costruire una comunicazione dialogica che stimola l’interesse e la partecipazione alla vita pubblica europea. Contestualmente, comunicare online significa confrontarsi con nuove sfide. Disinformazione, hate speech e polarizzazione rendono più complesso il dibattito pubblico. Per questo diventa sempre più importante investire in fact-checking e media literacy, aiutando le persone a orientarsi in un ambiente informativo sempre più sovraccarico e complesso.
Chi comunica l’Europa? Professioni e competenze
Dietro ogni sito, campagna o contenuto social ci sono persone che lavorano per rendere l’Europa più comprensibile.
Tra le figure più tradizionali, il comunicatore o la comunicatrice opera all’interno delle Direzioni Generali delle istituzioni europee e si occupa di progettare campagne per rendere l’Europa più comprensibile e vicina ai cittadini. L’addetto o l’addetta stampa fa da ponte con i media assicurando una diffusione chiara e tempestiva delle notizie. Il portavoce, infine, rappresenta direttamente l’istituzione verso l’esterno, comunicando decisioni e posizioni ufficiali e contribuendo a costruirne credibilità e fiducia.
Accanto a queste figure, stanno emergendo nuovi profili legati al digitale. Influencer e content creator istituzionali collaborano con enti pubblici per spiegare politiche e iniziative in modo semplice e accessibile, utilizzando i formati e i linguaggi dei social. È un campo in costante evoluzione, che richiede competenze diverse: capacità di scrittura, conoscenza delle politiche europee, uso dei media digitali e, soprattutto, abilità nel tradurre contenuti complessi in messaggi chiari.
L’esperienza di Com4T.EU: imparare a comunicare l’Europa
Se comunicare l’Europa è così importante, diventa fondamentale formare persone in grado di farlo.
È proprio questa l’esperienza della cattedra Jean Monnet Com4T.EU, un programma di formazione attivo nel triennio 2023-2026 presso l’Università di Torino (Dipartimento di Culture, Politica e Società), rivolto in particolare agli studenti e alle studentesse dei corsi di laurea magistrale in Scienze Internazionali e in Comunicazione Pubblica e Politica.
Il suo obiettivo è integrare e rafforzare le competenze di comunicazione pubblica istituzionale europea nei percorsi universitari, attraverso corsi dedicati, workshop ed eventi, costruendo un percorso formativo innovativo e orientato alla pratica.
L’idea di fondo è formare figure in grado non solo di comprendere le politiche europee, ma anche di comunicarle in modo efficace, utilizzando strumenti digitali e linguaggi accessibili per promuovere partecipazione, innovazione e senso di appartenenza.
Il programma combina lezioni, workshop ed esperienze pratiche. Gli studenti incontrano professionisti del settore e scoprono le opportunità di carriera nelle istituzioni europee, come i tirocini presso la Commissione (Blue Book Traineeship) o il Parlamento europeo (Schuman Traineeship).
Ma soprattutto, sperimentano. Nei laboratori progettano campagne e contenuti su temi europei, provando a parlare a pubblici reali. Simulano processi decisionali attraverso attività di debate. Imparano a riconoscere la disinformazione e a fare fact checking. Analizzano come vengono utilizzati i fondi europei nei territori. E acquisiscono competenze di europrogettazione.
In questo modo, l’Europa smette di essere qualcosa di astratto e diventa concreta, vicina, “raccontabile”.
Un’esperienza come Com4T.EU offre alcune indicazioni utili per ripensare il modo in cui comunichiamo l’Europa. Innanzitutto, l’Unione diventa più comprensibile quando viene raccontata a partire dalla vita quotidiana delle persone, collegando politiche e decisioni ai territori e alle esperienze concrete. Allo stesso tempo, la chiarezza non è solo una questione di stile, ma una responsabilità: rendere accessibili temi complessi significa saperli spiegare senza banalizzarli. Un altro elemento centrale è la partecipazione, perché quando le persone sono coinvolte nei processi comunicativi aumentano sia la comprensione sia la fiducia. In questo senso, comunicare l’Europa non è soltanto una competenza tecnica, ma anche una competenza civica: significa imparare non solo a informarsi, ma anche a prendere parte attiva alla costruzione del progetto europeo.
Conclusioni
In tutto questo, le istituzioni non sono le uniche protagoniste. Anche gli enti del Terzo settore possono fare molto. Associazioni come ATTIVANZA hanno la possibilità di avvicinare l’Europa alle persone, traducendo politiche e opportunità in qualcosa di concreto e comprensibile. Possono creare spazi di confronto, contrastare la disinformazione e coinvolgere i cittadini e le cittadine come protagonisti e non spettatori. Perché la comunicazione europea non è solo una responsabilità istituzionale: è un processo condiviso, che passa anche dai territori e dalle comunità. Ridurre la distanza tra Europa e cittadinanza significa cambiare approccio: non una comunicazione che parla “di” Europa, ma una comunicazione costruita “con” i cittadini.
In un contesto segnato da disinformazione e sfiducia, comunicare in modo chiaro, trasparente e partecipativo diventa essenziale per rafforzare la fiducia nelle istituzioni. E la fiducia, come evidenzia Scharfbillig (2024), è ciò che alimenta interesse, partecipazione e coinvolgimento nella vita pubblica. In fondo, sentirsi parte dell’Europa dipende da come la raccontiamo, da quanto riusciamo a capirla e da quanto ci sentiamo coinvolti nell’evoluzione del suo progetto.
Bibliografia
- Belluati, M., (2026), Comunicare l’Europa tra crisi e transizioni, Il Mulino.
- D’Ambrosi, L. (2019), La comunicazione pubblica dell’Europa. Istituzioni, cittadini e media digitali, Carocci Editori, Roma.
- Ducci, G., Lovari, A. (2023), Comunicazione pubblica – Istituzioni, pratiche e piattaforme, Mondadori università, Milano.
- Marchetti, M. C. (2015), L’Europa dei cittadini – cittadinanza e democrazia nell’Unione europea, FrancoAngeli s.r.l., Milano.
- Smillie, L. and Scharfbillig, M., (2024) Trustworthy Public Communications, Publications Office of the European Union, Luxembourg.
Sitografia
Com4T.EU, https://www.com4teu.unito.it/ithome
La comunicazione politica dei principali gruppi politici europei: il tema della disuguaglianza,
gruppo di ATTIVANZA “Integrazione europea”
Introduzione: cos’è oggi la comunicazione politica
Il funzionamento di una democrazia sana poggia sulla consapevolezza dei cittadini e sulla loro capacità di analizzare criticamente il contesto politico. Come ATTIVANZA, riteniamo che un’informazione consapevole costituisca un pilastro fondamentale non solo della sfera pubblica nazionale, ma anche di quella europea. In quest’ottica, abbiamo condotto un’analisi approfondita della comunicazione politica di alcuni tra i principali partiti europei, con l’obiettivo di individuare similitudini e differenze sul piano del linguaggio: strumenti utili per orientarsi nel panorama comunicativo, sempre più frammentato e caotico, che caratterizza la politica contemporanea. A tal fine, sono stati esaminati gli approcci comunicativi del Partito Popolare Europeo (PPE), di Renew Europe, del partito dei Socialisti e Democratici Europei (S&D) e del Partito dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), con particolare attenzione ad alcuni temi centrali affrontati da ciascun partito: la questione abitativa, salute e sanità, gender gap, redditi e salari.
La comunicazione politica, quindi, lungi dall’essere un semplice strumento accessorio della politica, costituisce piuttosto lo spazio in cui il potere si costruisce, si legittima e viene contestato. Nasce dall’interazione tra sistema politico (istituzioni, partiti, leader), media e cittadini-elettori, ed è decisiva per la formazione delle opinioni e delle decisioni collettive. I media non sono più semplici intermediari, ma veri e propri attori centrali dello spazio pubblico. Contribuiscono a definire l’agenda politica, selezionare i temi rilevanti e costruire le rappresentazioni della realtà sociale. La comunicazione politica contemporanea è, quindi, il risultato di una dinamica complessa, in cui informazione, persuasione, simboli e strategie narrative si intrecciano continuamente. Un elemento chiave di questo processo è la crescente centralità della dimensione simbolica e narrativa: la politica non si limita a trasmettere contenuti, ma produce significati attraverso slogan, frame e storytelling, offrendo visioni del mondo che orientano la percezione dei cittadini. In questo senso, la comunicazione politica non è mai neutrale, ma riflette valori, priorità e obiettivi specifici.
Nel contesto dell’Unione europea, questa dinamica è particolarmente rilevante: la distanza percepita tra istituzioni e cittadini rende la comunicazione uno strumento essenziale per costruire legittimità, consenso e partecipazione. Proprio su questo terreno emergono differenze significative tra i gruppi politici europei, non solo nelle soluzioni proposte, ma nel modo stesso in cui i problemi vengono interpretati.
S&D: la disuguaglianza come emergenza strutturale
Il gruppo dei Socialisti e Democratici è l’unico che tematizza esplicitamente, in modo sistematico e coerente, la disuguaglianza. La comunicazione del gruppo si basa su un impianto narrativo fortemente strutturato che combina dati, storytelling e messaggi chiave pensati per essere facilmente diffusi anche attraverso i media e i social network. Il frame dominante è chiaro: la disuguaglianza non è un fenomeno marginale o inevitabile, ma una questione politica centrale, frutto di scelte modificabili. Questo approccio emerge già dalla struttura comunicativa adottata: ogni tema viene introdotto da un dato statistico forte, seguito da una contestualizzazione narrativa e da un’esplicita attribuzione di responsabilità politica. Particolarmente rilevante è l’uso di formule antinomiche (“X non è A, è B”), che rafforzano la chiarezza e l’impatto del messaggio. Ad esempio, la casa viene definita come “un diritto umano, non un investimento finanziario“, mentre la salute è presentata come “un investimento, non un costo“. Questa strategia contribuisce a costruire una narrazione polarizzata, ma efficace, che riesce a trasformare questioni tecniche in temi politici mobilitanti.
Nel complesso, la comunicazione di S&D si distingue per il suo carattere identitario: la lotta alle disuguaglianze non è solo uno dei tanti temi, ma rappresenta il cuore pulsante della propria proposta politica.
PPE: le disuguaglianze come effetto delle sfide economiche
Il Partito Popolare Europeo adotta un approccio profondamente diverso. Pur riconoscendo l’esistenza di problemi sociali, evita sistematicamente di utilizzare il concetto di disuguaglianza come categoria centrale. Il frame dominante non è quello dell’ingiustizia, ma quello delle sfide economiche e demografiche. In questo schema, le difficoltà sociali sono interpretate come conseguenze di dinamiche più ampie (mercato, demografia, competitività) piuttosto che come violazioni dei diritti. Di conseguenza, le soluzioni proposte si concentrano su strumenti quali il rafforzamento del mercato, la sussidiarietà e il ruolo della famiglia. Lo si vede chiaramente in affermazioni come: “La carenza di alloggi si risolverà principalmente aumentando l’offerta e incentivando le forze di mercato.” Nel caso della crisi abitativa, il problema viene presentato come una pressione sulle famiglie e non come una questione di diritto alla casa. Allo stesso modo, il tema del gender pay gap viene inquadrato in termini di benefici economici e di competitività, più che di giustizia sociale.
Dal punto di vista comunicativo, il PPE privilegia un linguaggio tecnico e moderato, evitando toni conflittuali o polarizzanti. La sua narrazione è meno orientata alla mobilitazione e più alla costruzione di consenso attraverso la stabilità e la responsabilità.
Renew Europe: pragmatismo e neutralizzazione del conflitto
Renew Europe si colloca su una posizione intermedia, caratterizzata da un approccio liberale e pragmatico. A differenza del gruppo S&D, non costruisce una narrazione identitaria basata sulle disuguaglianze, ma le considera come ostacoli alla prosperità e all’efficienza del sistema. Renew comunica in modo diverso dagli altri, perché non usa neanche il termine “disuguaglianza”. I temi sociali vengono tradotti in questioni tecniche: costo della vita, funzionamento del mercato del lavoro ed efficienza dei sistemi sanitari (“I Paesi UE spendono in media solo il 3% della spesa sanitaria in prevenzione: aumentarla potrebbe salvare vite e ridurre i costi”). Questo contribuisce a depoliticizzare il problema, trasformandolo in una questione di policy piuttosto che di conflitto. Il linguaggio utilizzato è fortemente orientato ai risultati (“soluzioni concrete”, “politiche pragmatiche”), con particolare enfasi sulla capacità di produrre cambiamenti tangibili piuttosto che sulla costruzione di grandi narrazioni di tipo valoriale.
Questa strategia rende la comunicazione di Renew meno polarizzante, ma anche meno mobilitante: i temi sociali non vengono presentati come battaglie politiche, ma come problemi da risolvere con strumenti tecnici.
ECR: negazione del frame delle disuguaglianze
Il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei è il caso più distante dagli altri. Qui, la disuguaglianza come problema strutturale è assente dal discorso politico. Piuttosto che proporre una propria narrativa, l’ECR costruisce la propria comunicazione in opposizione ai frame degli altri gruppi. Il punto centrale è il rifiuto dell’idea stessa che le politiche sociali debbano essere affrontate a livello europeo. Il frame dominante è quello della sussidiarietà e della sovranità nazionale, accompagnato da una retorica che contrappone il “buon senso” alle “ideologie”. In questo contesto, temi come i diritti sociali o la parità di genere vengono reinterpretati attraverso categorie alternative, come la centralità della famiglia o la libertà economica. La regolazione europea è spesso descritta come un’ingerenza burocratica, mentre le soluzioni proposte privilegiano la riduzione dell’intervento pubblico. Un esempio emblematico è il richiamo ai principi di: “libera impresa, regolazione minima e tasse basse come catalizzatori della libertà individuale e della prosperità.”
Dal punto di vista comunicativo, l’ECR utilizza un contro-frame esplicito: non cerca di ridefinire la disuguaglianza, ma di delegittimarla come categoria politica rilevante. Questo approccio lo distingue nettamente dagli altri gruppi che, pur con differenze significative, riconoscono almeno implicitamente l’esistenza del problema.
L’analisi evidenzia come la comunicazione politica europea non riguardi solo i contenuti, ma soprattutto i frame interpretativi. I diversi gruppi politici non si limitano a proporre soluzioni diverse, ma costruiscono rappresentazioni divergenti della realtà sociale: ciò che per alcuni è una disuguaglianza da combattere, per altri è una sfida economica, un problema tecnico o addirittura un falso problema. Queste differenze comunicative riflettono visioni politiche profonde e contribuiscono a plasmare il modo in cui i cittadini e le cittadine percepiscono le questioni sociali. In questo senso, la comunicazione non è solo uno strumento della politica, ma anche uno dei principali terreni su cui si gioca il conflitto democratico contemporaneo.
In ATTIVANZA riteniamo che le tematiche sociali siano di fondamentale importanza nel dibattito politico e pertanto devono essere affrontate con la dignità e la serietà che richiedono. Per questo motivo l’analisi della linea comunicativa dei vai partiti ci aiuta a comprendere quale sia la considerazione che essi hanno delle questioni in oggetto, consentendo una scelta consapevole e chiara di quale approccio appoggiare e sostenere, secondo le inclinazioni e i valori di cui ciascuno di noi si fa portatore.
Fonti
dossier di S&D in collaborazione con You Trend sulla disuguaglianza in Europa rispetto ai temi della questione abitativa, della sanità, del gender gap e dei redditi/salari
https://www.eppgroup.eu/newsroom/epp-group-position-paper-on-a-liveable-europe-an-epp-approach-to-housing-in-europe
https://www.eppgroup.eu/newsroom/epp-group-position-paper-on-social-policy
https://www.eppgroup.eu/newsroom/epp-group-position-paper-on-demography-securing-europe-s-future-through-family-solidarity-and-intergenerational-responsibility
https://www.eppgroup.eu/newsroom/demography-in-every-eu-policy
https://www.eppgroup.eu/newsroom/close-the-gender-pay-gap-to-strengthen-europe-s-competitiveness
https://www.eppgroup.eu/newsroom/epp-group-triples-funds-for-eu-health-programme
https://www.eppgroup.eu/newsroom/news/epp-group-secures-5-1-billion-for-eu-health-programme
https://www.reneweuropegroup.eu/priorities
https://www.reneweuropegroup.eu/our-achievements
https://ecrgroup.eu/files/EN_ECR-Priorities_2024-2029.pdf
https://ecrgroup.eu/ecr
https://ecrgroup.eu/article/womens_rights_committee
https://ecrgroup.eu/article/week_ahead_9_13_february