di Roberta Saiani, Francesca Governatori, Maria Lijoi, Elena Paltrinieri , Marta Fornacini, Lara Benazzi
In un periodo storico in cui le democrazie occidentali devono fare i conti con il crescente astensionismo, la crisi del sistema partitico e la contrazione dei canali di rappresentazione (dovuta a processi complessi come la disintermediazione e la personalizzazione della leadership politica), ATTIVANZA pone tra le sue priorità proprio il tema della rappresentanza politica.
Perdita di consenso, inefficacia delle forme organizzative, persistenza della questione morale: una situazione ormai diffusa in quasi tutte le democrazie occidentali avanzate, che esige una seria e urgente riflessione politica – secondo una prospettiva comparata – sull’evoluzione del partito politico nel contesto europeo. Noi, come giovani componenti del gruppo di ATTIVANZA, ci consideriamo cittadinə con una coscienza politica, che partecipano attivamente alla vita pubblica – locale, nazionale ed europea – informandoci e impegnandoci in prima persona per il benessere della comunità. Attraverso il nostro voto – massima espressione del processo democratico – non intendiamo delegare il nostro potere a rappresentanti inadeguati. Non ci accontentiamo di slogan e vane promesse, ma chiediamo a coloro che ci rappresentano di farlo in modo responsabile, perseguendo obiettivi programmatici chiari e concreti, con precise indicazioni su come perseguirli e mantenendo una visione d’insieme su un contesto internazionale sempre più dinamico e complesso.
A nostro parere, per tornare ad avere un accettabile livello di gradimento da parte dei cittadini e delle cittadine nei confronti dei propri rappresentanti, è necessario sviluppare una maggiore trasparenza nella gestione delle funzioni di reclutamento e selezione della classe politica, il che porta a interrogarsi sull’identità e sul ruolo costituzionale dei partiti politici nel contesto attuale. L’art. 49 della nostra Costituzione stabilisce:
“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.
Oggi questa enunciazione sembra superata e obsoleta: i partiti dispongono di enormi poteri ma sono autoreferenziali e sempre più lontani da attivisti ed elettori. L’aumento costante dell’astensionismo in tutte le tornate elettorali e l’emergere di forme diverse di partecipazione, più fluide e ibride, non possono essere ancora ignorati. In questo senso i meccanismi e i modelli politici tradizionali devono tenere conto di queste trasformazioni, modificando la propria struttura per poter essere nuovamente e pienamente rappresentativi dell’attuale contesto sociale.
BREVE STORIA SUL RUOLO E LA FUNZIONE DEI PARTITI POLITICI*
I partiti vanno intesi come istituzioni rappresentative in quanto:
- sono canali di reclutamento del personale politico per accedere a organismi e cariche elettive, degli apparati di sostegno che contribuiscono alla gestione dello Stato;
- sono legittimati a farsi portavoce di un gruppo più o meno stabile di cittadini: hanno il compito di articolare e trasmettere domande politiche e canalizzare interessi. In questo modo, i regimi rappresentativi democratici, hanno sostituito alla lotta violenta per il potere una forma di competizione non violenta, dove i contendenti usano come armi le parole, e altri simboli, e i numeri elettorali.
- L’attività rappresentativa è costretta a uno sforzo di continuo rinnovamento: chi si pretende portavoce di qualcuno deve rendere conto e ridisegnare continuamente la sua azione di rappresentanza in ragione della situazione politica, delle risorse di cui dispone, dell’offerta di rappresentanza avanzata dai “concorrenti”.
Tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, a seguito della fine dei regimi totalitari in Europa, i partiti politici hanno prosperato sia in termini organizzativi – godendo di notevoli capacità di reclutamento e potendo contare su stretti legami con varie organizzazioni della società civile (quali sindacati e associazioni di vario genere) – sia in termini di coinvolgimento e partecipazione. E’ certamente da sottolineare che i grandi partiti di massa dell’epoca, nella gestione degli elettori e nella stabilizzazione della rappresentanza, potevano usufruire di cospicui investimenti finanziari, così come di imponenti apparati organizzativi.
A partire dagli anni Ottanta, i partiti hanno cominciato il loro declino, per una serie di concause:
- in Europa nascono nuove formazioni politiche fortemente critiche, da quelle di ispirazione ecologista ai cosiddetti partiti anti-sistema;
- cambiano i presupposti dell’attività politica, dall’impegno disinteressato per fini collettivi e simbolici, a scopi sempre più “materialistici” e di matrice professionale;
- l’introduzione di forme di finanziamento pubblico ai partiti, con l’estensione del clientelismo e l’ immissione negli alti livelli dell’amministrazione di persone fedeli, fa deperire l’afflato politico-ideale dei partiti.
La scadenza elettorale è diventata l’unico momento che conta nella politica, quindi anche l’enfasi viene posta soprattutto sugli eletti. Negli ultimi trent’anni abbiamo assistito all’emergere dei partiti dei capi, con il passaggio dal centralismo democratico alla leadership plebiscitaria, senza più intermediazioni tra base degli iscritti e vertice. I partiti si sono appiattiti sulla figura del leader di turno (personalizzazione), che interagisce direttamente con i followers attraverso i media digitali, diventati un dispositivo più maneggevole e meno dispendioso per preservare il loro seguito elettorale.
Lasciandosi alle spalle elettorati piuttosto stabili, i partiti hanno trascurato la loro manutenzione e stabilizzazione: sono mutate le abitudini e le preferenze dei cittadini delle democrazie avanzate, il benessere ha sviluppato i bisogni “postmaterialisti” a scapito di quelli materiali. I cittadini preferiscono una partecipazione “leggera”, magari sostenendo qualche associazione o partecipando a mobilitazioni per i diritti, ma si tratta comunque di un attivismo a corto raggio, sicuramente diverso dall’appartenenza ideologica. Il passaggio a una forma di rappresentanza più instabile e occasionale ha prodotto vari effetti, tra cui l’oblio in cui è caduto il principio di uguaglianza e l’emergere della cosiddetta “iper-rappresentanza”, il proliferare cioè di attori che si rivendicano rappresentanti di qualcuno e di qualche causa. Il fenomeno dell’iper-rappresentanza non solo si fonda sull’incontestabile iper-pluralismo delle società in cui viviamo, ma lo alimenta, diventando un fattore di dispersione e di forte aumento delle domande politiche, che risulta spesso gradito alla classe politica per rafforzare il ruolo dell’esecutivo – in nome della governabilità – e scavalcare istituzioni e corpi intermedi.
Pur deteriorata e alle prese con una cattiva reputazione, la forma-partito è necessaria per convogliare e filtrare verso la sfera pubblica le infinite pulsioni individuali della società civile. Quali che possano essere gli strumenti tecnici di socializzazione e comunicazione tra le persone, il partito ha il compito di proporre un’ipotesi di interpretazione di ciò che accade nella società, un asse attorno a cui annodare le molteplici interpretazioni individuali. Ha perciò il compito di fornire conoscenze, narrazioni coerenti, ipotesi esplicative, formazione culturale, sguardi sul mondo. Ed ha, alla fine del laborioso processo di “ruminazione” democratica, il compito di chiamare alla decisione. La partecipazione alla discussione si deve tramutare in co-decisione. Decisione che poi sarà riversata nei contenitori istituzionali e rappresentativi, che a loro volta sceglieranno una linea di azione.
La democrazia non è solo pensiero, è azione. La crisi dei partiti, non di tutti e non nello stesso tempo e allo stesso modo, nasce qui: l’associato discute poco e male, e non decide. L’ambito delle decisioni è sequestrato in stanze segrete, in caminetti oligarchici, dentro scatole nere. Dunque e infine, la questione fondamentale che i partiti si rifiutano di affrontare e tampoco di risolvere è quella della democrazia interna. Che sia dunque necessaria una legge di regolazione della democrazia interna dei partiti sembra inevitabile. È ora di cambiare passo. Di riordinare le istituzioni e di ridefinire la forma-partito, che delle istituzioni è, appunto, l’antemurale. Perché la massiccia decrescita delle iscrizioni ai partiti da qualche milione a qualche centinaia di migliaia non significa che sia caduto l’interesse per la politica da parte dei cittadini né la domanda di politica.
IL GRUPPO DI LAVORO “DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA”
ATTIVANZA si propone di contribuire ad azioni finalizzate a migliorare la qualità della rappresentanza politica, che deve essere in grado di motivare e convogliare i cittadini e le cittadine a partecipare alla vita pubblica e a prendersi cura della nostra casa comune (il pianeta e la società). Secondo la nostra prospettiva, c’è bisogno di avere nelle istituzioni nazionali e sovranazionali rappresentanti preparati sulle priorità dello Sviluppo sostenibile, consapevoli dei rapporti di interdipendenza fra i Paesi, orientati alla cooperazione equa nell’affrontare le emergenze e le grandi sfide comuni.
Questo richiede di operare su due piani complementari: quello delle regole e delle procedure democratiche e quello della visione di società democratica, che presuppone un’idea comune di giustizia sociale ma anche una serie di obiettivi programmatici concreti verso un futuro migliore per tutti.
La nostra modalità operativa, pertanto, prevede la collaborazione con associazioni, enti, centri di ricerca per promuovere idee, campagne di advocacy e proposte di riforma finalizzate a:
- rafforzare i meccanismi di partecipazione democratica;
- definire possibili percorsi formativi per una futura generazione politica vocata allo Sviluppo sostenibile e alla cooperazione multilaterale quali condizioni essenziali per una convivenza globale pacifica ed equa.
Riguardo al primo ambito, siamo partiti sostenendo le campagne di THE GOOD LOBBY, l’organizzazione non profit fondata a Bruxelles nel 2015 e in Italia nel 2019, impegnata a rendere più democratico l’accesso al potere, con la convinzione che ogni individuo possa mobilitarsi per difendere gli interessi della collettività. Tra le principali campagne*:
- legge sul lobbying;
- stop conflitto di interessi
- “Io Voto Fuori Sede”;
- manifesto per il finanziamento etico della politica.
Intendiamo poi dare vita a iniziative che abbiano tra le priorità:
- la forma-partito e la sua democrazia interna;
- i criteri di selezione dei/delle candidati/e;
- l’elaborazione e la comparazione dei programmi elettorali;
- la legge elettorale;
- lo status degli/delle eletti/e
Fra i compiti classici dei partiti c’è la selezione della classe politica, come pure la composizione delle liste elettorali; tranne qualche eccezione, in cui si è tentata la scelta delle candidature attraverso la modalità deliberativa (ad esempio, attraverso assemblee o piattaforme), la selezione rimane saldamente nelle mani dei partiti secondo modalità non sempre apprezzabili in termini di merito, esperienza e preparazione. I partiti dovrebbero tornare ad essere associazioni civiche e luoghi privilegiati di partecipazione politica con tecniche deliberative che rendano possibile lo scambio di idee e l’inclusione, tenendo ben distinto il ruolo di chi è eletto da quello degli/delle attivisti/e e simpatizzanti/e che sono componenti essenziali per garantire la vitalità e la funzione critica del partito nei confronti di chi ha incarichi istituzionali.
Fondamentale è anche la questione delle fonti e dei dati utilizzati dalla comunicazione politica e dal giornalismo: per contrastare il dilagare di disinformazione e misinformazione, sarebbe necessario sviluppare un bacino statistico ufficiale a cui media, politica e cittadinanza possano attingere, strutturato in formato aperto e accessibile, e costantemente aggiornato tramite fonti attendibili e verificate.
In relazione, invece, all’ambito delle conoscenze e delle competenze necessarie a chi fa politica, distinguiamo tra qualità politiche e profilo intellettuale: le prime si riferiscono alle caratteristiche morali, etiche e comportamentali di un politico, che influenzano la sua capacità di governare e il suo rapporto con i cittadini, comprendendo anche abilità come:
- la comunicazione efficace e trasparente;
- la negoziazione e la mediazione;
- la capacità analitica e decisionale;
- le doti di leadership nel guidare e motivare le persone attraverso il buon esempio e il rispetto.
E’ tuttavia essenziale possedere anche una buona conoscenza della storia, delle istituzioni, delle leggi e delle dinamiche politiche, oltre che dei temi chiave di attualità.
ATTIVANZA intende impegnarsi per proporre iniziative a favore di una nuova generazione politica intenzionata a creare le condizioni per una pace duratura fra i popoli: disarmo, un’economia che non può prescindere dalla giustizia sociale ed ambientale, rispetto dei diritti umani, cooperazione multilaterale equa, equità intergenerazionale, nel solco tracciato dall’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
Futuri leader che, per affrontare le disuguaglianze distributive e le cause della crisi climatica, non si servono di ricette sovraniste controproducenti e soluzioni antiscientifiche, ma neppure ripropongono un progressismo in salsa neoliberista che ha creato negli anni una distanza abissale tra un’élite globale eccessivamente abbiente e una parte consistentemente più grande di popolazione mondiale sottoposta a logiche di sfruttamento territoriale e lavorativo, privata dunque delle risorse necessarie per il proprio sostentamento.
Leader giovani che puntano invece all’inclusione e a politiche di riconoscimento soprattutto in aree territoriali dimenticate, periferiche o marginali; facendosi portavoci delle strategie per lo Sviluppo Sostenibile, che hanno consentito una trasformazione non solo ecologica ma anche sociale, economica e istituzionale dell’UE, soprattutto con il Green Deal della prima Commissione Von der Leyen. Di fronte al rafforzamento di una visione più conservatrice in Europa e al mutato contesto internazionale di questi mesi, c’è bisogno di una classe politica che, al Rapporto Draghi – ispiratore della nuova strategia europea per la competitività della seconda Commissione Von der Leyen – risponda con le politiche per la sostenibilità che pone l’economia al servizio della società all’interno dei limiti planetari.
Tutto questo richiede però la sostenibilità istituzionale, come sancisce la mission di ATTIVANZA: “…al fine di dare seguito allo scenario operativo prefigurato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, è necessario ragionare sulle condizioni istituzionali, organizzative ed attuative e sugli strumenti per assicurare politiche di sviluppo sostenibile che guardano agli SDGs (Sustainable Development Goals) e ai relativi Target: elementi del quadro programmatico, governance, assetto organizzativo, condizioni procedurali, modelli di valutazione, stili di ingaggio degli stakeholder e delle comunità, strumenti finanziari, regole e funzioni di accountabilty. Il policy making va ripensato alla luce delle sfide dell’Agenda 2030 per le politiche pubbliche”.*
Non solo: sarebbe importante, viste le continue crisi sistemiche che necessitano di importanti strumenti di resilienza collettiva per essere affrontate, accorciare sempre di più le distanze tra istituzioni europee – in cui si prendono decisioni chiave per la nostra vita e il nostro futuro – e cittadinanza, sia con strumenti che rafforzino le forme di organizzazione civica e il dialogo costante con le realtà locali sia attraverso nuove modalità che possano agevolare la società civile a organizzarsi in formazioni sovranazionali, facendo riferimento all’ideale di demos europeo su cui dovrebbe basarsi l’intero sistema di rappresentanza dell’Unione.
UN PO’ DI NOI
Esercitare una cittadinanza attiva significa rivendicare il proprio diritto ad essere rappresentato in maniera autentica e coerente: il gruppo di lavoro “DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA” vuole intraprendere iniziative proprio volte a questo scopo.
Per farvi conoscere un po’ di più l’anima del gruppo, ciò che ispira i suoi membri e i membri di ATTIVANZA in generale, riportiamo la testimonianza di Roberta:
“Ho scelto di far parte di questo gruppo di lavoro perché credo che il tema della rappresentanza politica sia oggi uno snodo cruciale per la tenuta e il rinnovamento delle nostre democrazie. In un contesto segnato da disaffezione, astensionismo e perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni, ritengo sia fondamentale ripensare profondamente il ruolo dei partiti politici e le forme attraverso cui i cittadini partecipano alla vita pubblica. L’attuale crisi della forma-partito non è solo una crisi organizzativa: è una crisi di legittimità, di efficacia e di senso. I partiti, da tempo, sembrano avere smarrito la loro funzione originaria di mediazione tra società e istituzioni, lasciando spazio a leadership carismatiche, comunicazione digitale plebiscitaria e una rappresentanza sempre più personalizzata, a scapito della partecipazione collettiva e del confronto democratico.
A mio parere, questa deriva può e deve essere contrastata. Mi ha colpito l’idea che persegue ATTIVANZA secondo cui la democrazia rappresentativa non può esistere senza una sostenibilità istituzionale: senza luoghi e regole che garantiscano una partecipazione autentica, informata e inclusiva. Ecco perché credo che sia urgente lavorare, da un lato, per rafforzare i meccanismi di trasparenza, selezione e accountability all’interno dei partiti; e dall’altro, per costruire nuove forme di formazione e coinvolgimento civico che consentano alla cittadinanza di tornare a essere protagonista delle scelte collettive.
Mi riconosco nella visione di ATTIVANZA, che guarda alla rappresentanza non come semplice delega ma come esercizio di responsabilità reciproca tra eletti ed elettori, tra istituzioni e società. Una rappresentanza che sappia coniugare competenza e valori, radicamento nei territori e visione globale, nell’ottica dello sviluppo sostenibile, della giustizia sociale e della cooperazione multilaterale. Sono qui perché sento il bisogno – e la responsabilità – di contribuire a questo sforzo. Perché non basta lamentarsi della distanza tra politica e cittadini: occorre agire per ridurla, e questo gruppo di lavoro rappresenta per me uno spazio concreto in cui poterlo fare, insieme ad altri e altre che condividono la stessa urgenza e la stessa volontà di cambiamento”.