In occasione delle elezioni europee del 2024, ATTIVANZA ha iniziato a cimentarsi in un difficile lavoro di analisi e sintesi, indicando le priorità politiche e provando ad individuare possibili vie d’uscita politiche e culturali alla cosiddetta policrisi (una sovrapposizione di shock interconnessi che amplificano reciprocamente i propri effetti) che sta colpendo le democrazie occidentali. Ci siamo sforzati a delineare una visione futura di UE, che a nostro parere dovrebbe diventare lo standard internazionale per lo Sviluppo Sostenibile e il multilateralismo e assumere un ruolo di facilitatrice di pace, ben distante dalla deriva bellicista e suprematista di questo ultimo periodo.
Il documento programmatico è stato aggiornato ai giorni nostri: abbiamo passato in rassegna tutti gli ambiti delle politiche e strategie europee della II Commissione Von der Leyen, mettendo al centro delle nostre riflessioni la direzione dello Sviluppo umano e il senso dell’economia che, a nostro parere, deve necessariamente fare i conti con le risorse finite del pianeta, con i beni comuni globali e con la giustizia sociale se si vuole garantire la continuità del genere umano e condizioni stabili e durature di pace, sicurezza, prosperità per tutti. Al tempo stesso, abbiamo espresso la nostra contrarietà al piano di riarmo da 800 mld che, ben al di là della razionalizzazione delle spese per una Difesa comune, sta snaturando i valori dell’Unione europea e togliendo risorse alla coesione sociale e all’agricoltura.
Il focus sul modello economico-sociale europeo, che ATTIVANZA sta portando avanti con un progetto multisciplinare dedicato, si lega tra l’altro alla nostra iniziativa Guida alla partecipazione locale verso una transizione ecologica giusta, finalizzata ad aumentare nei territori gli spazi di dibattito su temi di grande rilevanza pubblica, come la crisi climatica e i suoi costi ambientali-sociali-economici, in modo da generare una maggiore consapevolezza sulle correlazioni tra crisi climatica e sistema di produzione e consumo e sulla necessità di interventi pubblici di adattamento e mitigazione.
ATTIVANZA è un’associazione indipendente nata per coltivare la democrazia in senso sia formale (come sistema di governo) sia sostanziale (come progetto di società giusta). Promuove cultura politica, partecipazione civica e tutela delle istituzioni democratiche, dello stato di diritto e di un’economia sostenibile e rispettosa della dignità umana. L’associazione concepisce la politica come responsabilità condivisa tra rappresentanza istituzionale (partiti, eletti, decisori pubblici) e partecipazione diffusa dei cittadini attraverso il confronto, l’impegno civico e l’interesse per la vita collettiva. Si ispira alla democrazia partecipativa, intesa come l’insieme di strumenti formali e informali che consentono ai cittadini di incidere sull’agenda politica e sulle decisioni pubbliche.
Attraverso analisi, proposte e collaborazioni, ATTIVANZA esercita un’azione politica di cittadinanza attiva, capace di rafforzare il legame tra persone e comunità e di coniugare diritti e doveri in una dimensione solidale.
Riconosce tuttavia che le grandi sfide contemporanee come guerre, crisi climatica e povertà, si giocano oltre i confini nazionali, spesso in mano a pochi centri di potere. Per questo invita a organizzarsi anche a livello europeo, costruendo reti tra cittadini e associazioni civili per rafforzare l’integrazione e la partecipazione democratica transnazionale, anche su temi complessi e divisivi. Secondo la nostra visione di convivenza globale ispirata alla cooperazione multilaterale tra i popoli e la co-responsabilità di ciascuno per il destino di tutti, al di là della logica degli “Stati – potenze” che possono decidere le sorti del mondo, il progetto politico di Unione europea dovrebbe rafforzarsi e portare ad intenti comuni a garanzia della pace, dello stato di diritto, della democrazia.
Il piano “Rearm Europe / Readiness 2030” segna una svolta che preoccupa: invece di rafforzare la cooperazione e la sicurezza condivisa, l’Europa sembra avviarsi verso una nuova stagione di riarmo e contrapposizione. Nel giro di pochi anni siamo passati dall’idea di pace come equilibrio tra interdipendenze alla percezione costante di insicurezza, dove le armi non sono più deterrenza ma strumento d’uso. Si indeboliscono così i pilastri del multilateralismo, della fiducia e del diritto internazionale, mentre crescono logiche sovraniste che alimentano divisioni e chiusure identitarie. Anche governi formalmente democratici finiscono per promuovere modelli di società meno liberi e meno solidali, trovando consenso tanto nel malessere di chi si sente escluso quanto in una cultura politica che sostituisce il dialogo con la forza.
In questo scenario, serve una voce civica capace di riaffermare che la sicurezza democratica non nasce dal riarmo, ma dal rafforzamento delle relazioni, della partecipazione e della fiducia reciproca tra le persone e tra i popoli.
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