L’Associazione Beni Comuni Stefano Rodotà.

L’Associazione Beni Comuni Stefano Rodotà.

Ci sono finalità comuni e una volontà condivisa di rianimare la partecipazione democratica tra Attivanza e l’Associazione Beni Comuni Stefano Rodotà OdV (ABC). Questo ente del terzo settore è stato costituito alla fine del 2020 da un gruppo romano di attivisti, impegnati nella raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare, denominata “Disegno legge delega Commissione Rodotà beni comuni, sociali e sovrani” ”che riprendeva il testo della riforma del Codice Civile in materia di proprietà, elaborato dalla Commissione presieduta da Stefano Rodotà ai tempi del Governo Prodi, nel 2007. Quel progetto – benché non abbia mai ricevuto un seguito legislativo e nonostante la raccolta firme non abbia traguardato il target delle 50 mila firme – ha avuto l’indiscusso merito di introdurre nell’agenda politica la categoria giuridica dei beni comuni, intesi come beni funzionali al godimento dei diritti fondamentali.

A quel testo si ricollegano i soci di ABC, convinti che una delle chiavi per ricucire lo scollamento che purtroppo esiste tra la società civile e la gestione della cosa pubblica passi proprio per la centralità dei beni comuni negli indirizzi, nella tutela e negli investimenti delle istituzioni democratiche. Perché, come scriveva l’illustre giurista a cui l’associazione si ispira, “I beni comuni hanno la funzione di “strutturare” la solidarietà attraverso la creazione di condizioni culturali e istituzionali propizie allo sviluppo di comportamenti collaborativi e partecipativi ”. (1)

Nei primi anni d’attività l’associazione ha promosso attività culturali e campagne di sensibilizzazione nei seguenti filoni tematici:

1)         La salute pubblica come diritto fondamentale, con due convegni in presenza, nella prestigiosa cornice della Sala della Protomoteca Capitolina, dal titolo “Riapriamo gli ospedali”, oltre a un ciclo di webinar – nel periodo pandemico – intitolato “Salute pubblica bene comune universale”.

2)         La rigenerazione urbana come acceleratore della sostenibilità, l’ampliamento della fruizione collettiva e della funzione sociale dei beni pubblici e comuni; in tale ambito l’associazione ha partecipato – qualificandosi come idonea – al primo bando della Regione Lazio per l’Amministrazione Condivisa e i beni comuni. A partire da quel bando, ha dato vita  a un patto di collaborazione con il IX Municipio per la co-progettazione di un parco fluviale nell’area di Tor di Valle e ha organizzato laboratori di co-progettazione all’interno di un Festival dell’estate romana nel 2023; inoltre per dare impulso ad un suo ruolo “prefigurativo”, ha inoltre organizzato e condotto un ciclo di seminari sul modello dell’abitare collaborativo, sul cohousing, sul co-working e sulle comunità energetiche rinnovabili, dal titolo “Vite in comune”.

3)         La pace e la coesione sociale come precondizioni per una democrazia autentica; questo tema generalista è stato interpretato sia partecipando attivamente al dibattito critico e al contrasto alla riforma dell’autonomia differenziata, sia animando iniziative all’interno del movimento pacifista; è infatti tra i soggetti alla guida dei “Costruttori di pace”, il gruppo di lavoro costituito in seno alla Fondazione Communia.

La Presidente dell’Associazione, Antonella Trocino, è un’economista specializzata in finanza sostenibile e docente a contratto presso l’Università LUISS Guido Carli; il Consiglio Direttivo è formato da autorevoli esponenti che denotano la trasversalità dell’approccio di questo ETS. Ne fanno parte un ex magistrato, impegnato nel diritto umanitario internazionale e nella lotta al crimine organizzato, un cardiologo, due architetti, due psicologi e due attivisti sociali.

Antonella Trocino era presente alla riunione di Attivanza del 26 maggio a Roma; insieme, abbiamo ripercorso le riflessioni e le proposte scaturite dall’incontro “Le vie per fare la Pace” del 24/02/2024 che si è svolto presso il Salone d’Onore della Basilica S. Maria in Cosmedin. A tal proposito, sul sito dell’Associazione viene riassunto quanto emerso nelle cinque sessioni tematiche, focalizzate su diversi aspetti cruciali per la costruzione della pace, elaborati poi nella bozza del documento di sintesi (https://abcbenicomuni.it/le-vie-per-fare-la-pace-documento-di-sintesi-dellincontro/):

•          Dialogo interreligioso e interculturale: La prima sessione ha enfatizzato l’importanza della “convivencia”, un concetto medievale spagnolo che rappresenta la coesistenza pacifica di cattolici, musulmani ed ebrei sotto un unico governo. Le religioni, un tempo causa di conflitti, ora esortano le autorità a rifiutare la guerra.

•          Diplomazia e diritto umanitario internazionale: Questa sessione ha evidenziato la crisi della diplomazia e del diritto umanitario, con un focus particolare sugli orrori che si stanno consumando in Medioriente, dove l’Europa ha messo ancor di più in evidenza la sua irrilevanza geopolitica e  l’incapacità di assumere un ruolo nelle trattative negoziali, come del resto è avvenuto nel corso del conflitto russo-ucraino. La Corte Internazionale di Giustizia e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno emesso risoluzioni ignorate da Israele, dimostrando un doppio standard rispetto alla reazione rapida contro la Russia a seguito dell’invasione dell’Ucraina.

•          Diversità: La sessione ha esplorato il legame tra violenza di genere e violenza in generale, e ha valorizzato le proposte maturate all’interno dei movimenti delle donne (WILPF, Casa Internazionale delle donne e Coordinamento nazionale ecofemminista).

•          Decolonizzare i rapporti internazionali: In questa sezione si è discusso delle connessioni tra guerre, ingiustizie, flussi migratori e diritti delle minoranze. Il colonialismo storico e il suprematismo occidentale hanno causato sfruttamento e conflitti. Le attuali politiche neo-coloniali limitano i diritti delle persone del Sud globale.

•          Disarmare la terra e le economie: L’ultima sessione ha analizzato gli impatti ambientali ed economici delle guerre, sottolineando che le forze armate sono responsabili di una significativa percentuale delle emissioni globali di CO2. Le guerre riducono il PIL e aumentano l’inflazione, colpendo duramente le popolazioni più povere.

Da quella giornata – a cui hanno partecipato una trentina tra associazioni laiche e religiose – sono scaturite proposte di iniziative concrete per fermare l’escalation militare e contrastare il senso d’impotenza e l’assuefazione all’ineluttabilità degli orrori delle guerre. Molte di queste azioni, per essere attuate, aspettano che semplici cittadini e altri soggetti collettivi si facciano avanti e assumano il ruolo di protagonisti.

  1. Da “Vivere la democrazia” di Stefano Rodotà, ed. Laterza, 2018, pag. 101

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