« Quale clima per la prossima Europa? ». Una sintesi del rapporto 2023 del Think Tank ECCO sulle elezioni europee e i possibili scenari politici, di Francesco Bedeschi.
ECCO, il think tank tutto italiano dedicato al cambiamento climatico, ha pubblicato a luglio 2023 un rapporto, periodicamente aggiornato, sugli scenari futuri della gestione climatica sulla base dei possibili risultati alle elezioni europee del prossimo giugno, assolutamente decisive per il futuro del Green Deal europeo e delle politiche climatiche dell’Unione Europea. Nel corso degli ultimi cinque anni, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha proposto e sviluppato un quadro strategico per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. La futura Commissione e il nuovo Parlamento europeo avranno il compito di continuare su questa traiettoria, assicurando il raggiungimento degli obiettivi al 2030, indispensabili per evitare gli impatti più devastanti del cambiamento climatico, e di rendere la transizione energetica sostenibile anche dal punto di vista socio-economico. Per esplorare le potenziali evoluzioni delle politiche climatiche e ambientali dell’UE, sono stati elaborati quattro scenari politici basati sulle proiezioni disponibili a novembre 2023 e sulle dinamiche tra i gruppi politici e gli Stati membri. Dall’analisi della composizione delle istituzioni governative si può osservare una differenza importante con gli equilibri politici del 2019, prevedendo che i paesi con governi di centro-destra o destra avranno la maggioranza nel Consiglio Europeo. Tuttavia, non esiste necessariamente una correlazione tra appartenenza politica e politiche climatiche. In molti paesi, la questione climatica è affrontata in modo trasversale, con la transizione vista come un’opportunità di sviluppo, indipendentemente dall’orientamento politico del governo. In quest’ottica, nel rapporto ECCO, si analizzano le votazioni dei rappresentanti dei governi negli ultimi due anni su questioni legate a energia e clima.
Viene evidenziato che, sebbene i governi guidati dal centrodestra siano più propensi a votare contro le politiche climatiche rispetto a quelli di centro o centro-sinistra, un terzo dei governi conservatori europei ha comunque sempre votato a favore del clima nel Consiglio UE, dove siedono i ministri competenti di ciascun paese membro in materia di clima ed energia. Francesca Bellisai, policy advisor di ECCO, mette poi in risalto che, nonostante lo spostamento verso il centro dei governi europei non rappresenti di per sé un ostacolo per l’elezione di un presidente della Commissione che potrà proseguire l’opera del Green Deal europeo, dal Parlamento europeo giungono segnali poco rassicuranti sulla tenuta delle politiche climatiche dell’UE. La perdita di influenza dei partiti storicamente europeisti e favorevoli ad affrontare con decisione il cambiamento climatico, unita all’aumento della rappresentanza del gruppo politico della destra conservatrice euroscettica, potrebbe ridurre le ambizioni climatiche dell’emiciclo.
ECCO analizza il comportamento di voto sulle legislazioni climatiche degli ultimi due anni, da cui emerge una forte eterogeneità di pensiero tra i partiti di destra europei. I gruppi politici che, secondo le più recenti proiezioni, subiranno le maggiori perdite sono sia il centro destra moderato, sia i Verdi europei.
Le votazioni sul clima dei gruppi politici europei


Nell’attuale Parlamento europeo, la maggioranza che ha sostenuto le politiche climatiche dell’UE è stata molto solida nella stragrande maggioranza delle votazioni. Si nota tuttavia che il voto sugli standard di CO2 per le auto non verrebbe approvato se si votasse oggi con le attuali proiezioni, anche se solo per 4 voti. Se possiamo ritenere che le politiche climatiche non verranno accantonate dal prossimo Parlamento europeo, possiamo però evidenziare come l’equilibrio politico si stia spostando verso narrative più attendiste rispetto all’azione climatica, il che avrebbe un impatto anche sull’economia dell’Unione, che già oggi in alcuni campi sconta un ritardo rispetto ad altre grandi potenze. Dato che sia i governi che il Parlamento dell’UE concorrono all’elezione della futura Commissione, sono stati elaborati da ECCO quattro scenari per un esecutivo UE più o meno favorevole alle politiche climatiche:
● Europa dei Conservatori (Coalizione di Centro-Destra):
Il Partito Popolare Europeo (PPE) potrebbe formare una coalizione di centro-destra incorporando altri partiti di destra attualmente nei gruppi ECR e ID. Questo panorama potrebbe comportare meno ambizione climatica dovuta a un cambio di visione del PPE, con maggiore attenzione alla protezione dell’industria tradizionale rispetto all’innovazione climatica.
● La coalizione “Europa delle Destre“:
ECCO considera che questo scenario potrebbe incontrare alcune difficoltà. Infatti, comprenderebbe Renew, PPE, ECR e ID, con una stima di circa 433 europarlamentari, ma le divergenze sul clima potrebbero causare tensioni. Renew, solitamente favorevole al clima, potrebbe trovarsi in contrasto con ECR e ID. Alcuni partiti potrebbero essere esclusi per posizioni politiche discordanti. Si nota che questa coalizione riuscirebbe a raggiungere la maggioranza degli europarlamentari anche escludendo i partiti della destra più radicale (Rassemblement National, Alternative fur Deutschland, e PiS).
● Continuità del Green Deal (Coalizione di Centro):
Continuità della coalizione attuale PPE-S&D-Renew, con Von der Leyen che potrebbe mantenere la presidenza della Commissione. In passato ha ricevuto sostegno significativo da ECR su questioni specifiche, ma scarsa collaborazione sulle proposte climatiche.
● Ambizione Climatica (Coalizione di Centro-Sinistra):
Una possibile coalizione di partiti favorevoli alle politiche climatiche, come EPP, S&D, Renew e Verdi, con una maggioranza ampia. Questa coalizione dipenderebbe dal sostegno dei governi di centro e centrodestra degli Stati membri. La maggioranza climatica potrebbe raggiungere 457 europarlamentari, anche se per ECCO la fattibilità di un forte sostegno del PPE al Green Deal appare al momento poco probabile, dato l’inizio della campagna con forti critiche alle politiche climatiche.
Infine, per il think tank è da escludere lo scenario di un “Ritorno dei progressisti” (S&D+Verdi+The Left+Renew), sia per la mancanza di numeri per raggiungere la maggioranza (320 su 361), sia per la resistenza della famiglia liberale di Renew a formare una coalizione con i gruppi più a sinistra.

L’analisi delle dinamiche passate suggerisce che uno spostamento verso il centro dei governi europei non rappresenterebbe necessariamente un ostacolo per l’elezione di un presidente della Commissione in linea con il Green Deal Europeo. Tuttavia, le previsioni elettorali indicano una potenziale perdita di sostegno ai partiti moderati. La destra conservatrice, rappresentata da partiti come Fratelli d’Italia e Lega, mostra una tendenza contraria alle politiche climatiche, e un aumento della loro rappresentanza nel Parlamento Europeo potrebbe complicare il raggiungimento degli obiettivi climatici.
Francesca Bellisai conclude affermando che il PPE ha ancora una volta un ruolo chiave nella formazione della futura Commissione.
Per il rapporto completo:
Elezioni europee 2024: scenari politici – ECCO (eccoclimate.org)
www.eccoclimate.org