ELEZIONI EUROPEE: TEMI A CONFRONTO, a cura del team Attivanza (Francesco, Samuele, Beatrice, Elisa, Andrea, Lara)

ELEZIONI EUROPEE: TEMI A CONFRONTO, a cura del team Attivanza (Francesco, Samuele, Beatrice, Elisa, Andrea, Lara)

Da mesi la nostra associazione sta dedicando ampio spazio nella newsletter periodica alle prossime elezioni europee del 6-9 giugno, più che mai decisive non solo per la preoccupante situazione geopolitica generale, ma anche per i tanti fattori di instabilità che potrebbero mettere addirittura a rischio il progetto europeo.

Di fronte a sfide di grande complessità che richiederebbero condivisione e cooperazione tra i paesi – dalla crisi climatica alla sicurezza globale dalle disuguaglianze sociali al fenomeno migratorio, solo per citarne alcune – è diritto e dovere della cittadinanza prendere consapevolezza del fatto che le azioni dell’UE avranno un impatto considerevole sulle nostre vite quotidiane e sulle istituzioni nazionali e che, pertanto, la scelta di partecipare al voto è un atto civico di grande valore. 

Purtroppo, non è facile districarsi nella “giungla” delle attività istituzionali europee, sia per la mole di dati da considerare sia a causa della scarsa qualità dell’informazione che ci arriva tramite varie tipologie di media, oltre che dalla classe politica stessa; a ciò va aggiunto il grave fenomeno delle fake news che puntano a creare “confusione e sfiducia nel processo democratico”.

Come elettrici ed elettori ci siamo cimentate/i in un piccolo – ma non semplice – esercizio di analisi e sintesi che ci è servito per:

  • individuare le priorità su cui l’UE dovrà prendere decisioni strategiche nei prossimi mesi e anni;
  • esporre l’idea di Europa di Attivanza, già abbozzata sul nostro sito nella sezione “Temi” e approfondita negli articoli delle newsletters da dicembre 2023 ad oggi. In sintesi, il nostro progetto promuove l’Europa della democrazia, della dignità e dei diritti fondamentali delle persone, della transizione ecologica verso gli obiettivi di neutralità climatica a garanzia di benessere, salute, equità, futuro per tutti. Un’Europa orgogliosa del proprio ruolo politico-diplomatico di garante della pace e della sicurezza a livello globale, un esempio di inclusione, tutela delle libertà e dei diritti umani, non una fortezza che erge i muri o che tentenna di fronte alle aggressioni militari e al massacro di civili. L’unione economica e monetaria è stata sicuramente fondamentale per accelerare il processo di integrazione europea, ma c’è bisogno più che mai di un’Europa solidale, realmente interessata a rafforzare la coesione sociale e i legami di fiducia tra i suoi componenti (principi che ispiravano i grandi promotori del progetto federativo come Altiero Spinelli)  e che, pur con la consapevolezza che la prospettiva federalista di unione politica e di popolo europeo rimane per il momento un’utopia, non si divida a causa di ottusi nazionalismi che aumentano le distanze e le barriere tra i Paesi membri;
  • fare una comparazione con i Manifesti dei gruppi politici europei da un lato e i programmi elettorali dei principali partiti italiani, dall’altro, con l’obiettivo di comprendere se e come i temi prioritari sono stati affrontati dai vari schieramenti politici;
  • capire se, nel complesso, i programmi elettorali sono presentati in maniera chiara, esaustiva, facilmente reperibile.

Considerazioni.

Senza entrare nello specifico, possiamo trarre le seguenti conclusioni riguardo ai documenti visionati:

-a parte qualche eccezione, i programmi sono stati esposti molto tardi; alcuni si limitano a pochi punti generici;

-non possiamo non biasimare il fenomeno all’italiana delle multicandidature (presenza in più circoscrizioni) di quasi tutti i leader di partito, oltre che di politici già presenti nel Parlamento italiano o nel governo, che – se eletti – difficilmente lasceranno il ruolo attuale per quello di europarlamentare. Si tratta di candidature civetta, fatte per raccogliere più voti sfruttando nomi noti, ma che di fatto indeboliscono il nostro sistema democratico, insieme ad un’altra pratica tutta italiana come la presenza dei nomi dei leader nel simbolo. Ormai in Italia vige la cosiddetta “Egocrazia” che ha snaturato i partiti, trasformandoli da luoghi di democrazia rappresentativa in proprietà personale del capo o del segretario di turno.

LE PRIORITA’ DELL’UNIONE EUROPEA E LE PROPOSTE DI ATTIVANZA

MACROTEMA: Economia e governance economica 

OBIETTIVI GENERALI UE. La crisi finanziaria ed economica degli anni 2008-2021 ha evidenziato che gli squilibri finanziari, macroeconomici e di bilancio sono strettamente correlati fra loro, non solo a livello nazionale, ma anche a livello dell’Unione, e che tale interdipendenza è ancora maggiore per i paesi della zona euro.  Per affrontare i problemi di finanza pubblica e rilanciare successivamente la crescita e la creazione di posti di lavoro, si è ritenuto necessario un maggiore coordinamento delle politiche economiche all’interno dell’UE.  Pertanto, il sistema rafforzato di governance economica istituito nel 2011 e ancora in fase di sviluppo riguarda vari ambiti dell’economia, fra cui le politiche di bilancio, gli aspetti macroeconomici, la gestione delle crisi, la sorveglianza macro-finanziaria e gli investimenti (https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/87/governance-economica). Nella relazione della Commissione del 2015 “Completare l’Unione economica e monetaria dell’Europa” emerge la necessità di avviare un processo per rafforzare l’architettura dell’UEM: un’Unione economica autentica; un’Unione finanziaria; un’Unione di bilancio; un’Unione politica.  Il 10 febbraio 2024 i negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo politico provvisorio sulle nuove norme che dovrebbe entrare in vigore in questi mesi; queste  intendono inoltre contribuire alle priorità dell’UE di costruire un futuro digitale, verde e più resiliente, rafforzando nel contempo il sostegno alla sua competitività e alla sua autonomia strategica.

PROPOSTE GENERALI ATTIVANZA. Di fronte a sfide di portata globale, in un contesto trasformato dalla tecnologia, dalla minaccia ambientale, dai cambiamenti geopolitici, dalle crisi sociali, è necessario affrontare le cause strutturali di questi fenomeni, rendere la transizione ecologica inseparabile dalle politiche economiche, ridurre disuguaglianze e discriminazioni. Ecco le nostre proposte:

PIU’ POLITICHE PUBBLICHE:

– rivalutare nel complesso il ruolo della “mano” pubblica nel regolare il ciclo economico, nel regolamentare i mercati e nel correggerne le inefficienze, ricostruendo in primis il Welfare State per ripristinare quei meccanismi assicurativi e di protezione sociale ampiamente negati dai programmi di austerity del pensiero economico dominante in UE;

-riformulare il budget europeo sempre più in ottica di beni pubblici europei, definiti sulla base di determinate caratteristiche (i principi di non escludibilità e non rivalità nel consumo) e affidati al settore pubblico in quanto non risulta possibile trarre un profitto dalla loro produzione. I trattati conferiscono all’Ue il mandato di partecipare alla fornitura di certi beni pubblici, come ad esempio la sicurezza e la protezione ambientale, mentre gli altri (sanità, istruzione) restano nelle mani dei governi nazionali. Una riforma del bilancio comunitario rivolto alla fornitura sovranazionale di beni pubblici in 4 aree (politica sanitaria, cambiamenti climatici, assicurazione sociale, difesa) porterebbe a un “valore aggiunto europeo”. 

AZIONI PIU’ DECISIVE PER L’AGENDA ONU 2030  – RIFORMA DELLE  ISTITUZIONI MULTILATERALI. Le Nazioni Unite sono sempre più divise su molti temi; il Sud Globale chiede, a ragione, all’Occidente di contare di più nella governance globale e un maggiore impegno per cibo ed energia. Per evitare il fallimento dell’Agenda ONU 2030 e dei sui obiettivi di sviluppo sostenibile, il Segretario ONU Guterres sostiene che bisogna riformare un’architettura finanziaria internazionale ormai obsoleta, disfunzionale e ingiusta, migliorando l’accesso per i Paesi in via di sviluppo alle risorse finanziarie,  con almeno 500 miliardi di dollari all’anno per gli SDGs e un meccanismo di riduzione del debito  (sospensione dei pagamenti, termini di prestito più lunghi e tassi di interesse minori), e soprattutto una ridefinizione dei modelli di business delle banche multilaterali di sviluppo con condizioni di accesso favorevoli per i Paesi in via di sviluppo. Inoltre, ha dichiarato che le istituzioni multilaterali istituite dopo la Seconda Guerra Mondiale – le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale – sono obsolete e necessitano di riforme “per renderle più giuste ed eque”, e più rappresentative del mondo di oggi.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), creato con obiettivi quali promuovere la cooperazione monetaria internazionale, facilitare l’espansione del commercio internazionale, ridurre la misura degli squilibri delle bilance dei pagamenti degli Stati membri, è da anni soggetto a critiche da parte dei movimenti no-global ed economisti come J. Stiglitz e N. Chomsky per la sua incapacità di combattere la forbice tra paesi ricchi e paesi poveri, sulla scarsa trasparenza delle procedure decisionali e sul meccanismo non paritario di voto. Viene inoltre visto con diffidenza da molti Stati sia per le condizioni che impone, sia per il fatto che le potenze occidentali mantengono una sorta di diritto di veto e quindi c’è chi pensa a strutture alternative, magari in ambito Brics.  Quale riforma per FMI e altre strutture di finanziamento multilaterale come la Banca Mondiale? Nel summit ONU sugli SDGs del 2023, Guterres ha detto espressamente che il sistema finanziario, progettato da e per i Paesi industrializzati del dopoguerra, in un’epoca in cui né i rischi climatici né le disuguaglianze sociali erano considerati sfide preminenti per lo sviluppo, è ormai incapace di agire efficacemente sulle crisi che si susseguono nel mondo odierno. Guterres ha presentato 6 raccomandazioni per riformare la governance economica globale, favorire la riduzione del debito e diminuire il costo del prestito sovrano, resettare le regole del sistema finanziario, riprogettare l’architettura fiscale globale per uno sviluppo sostenibile equo e inclusivo. L’argomento è stato trattato anche dal Parlamento europeo nella risoluzione del 15 giugno 2023 sull’attuazione e realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in cui viene richiesta “una profonda revisione dell’architettura finanziaria mondiale al fine di allinearne tutte le parti con l’Agenda 2030, con l’accordo di Parigi sull’azione per il clima e il quadro globale in materia di biodiversità” (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2023-0250_IT.html). 

DAGLI SDGs AI BENI COMUNI GLOBALI PLANETARI> Alla luce del report 2023/2024 dell’ Europe Sustainable Development, il Comitato Economico e Sociale Europeo (Cese) ha elaborato 10 priorità che le istituzioni comunitarie dovrebbero adottare nel corso della prossima legislatura per accelerare i progressi verso gli obiettivi di Sviluppo sostenibile (SDGs): in primis ridurre il rischio di povertà ed esclusione sociale dei cittadini europei e raddoppiare gli sforzi per raggiungere l’azzeramento delle emissioni nell’Ue entro il 2050; rafforzare le autorità regionali e locali nel raggiungimento degli SDGs e sostenere la trasformazione “verso un sistema commerciale sostenibile”; rafforzare il “ruolo multilaterale dell’Europa” nella riforma dell’architettura finanziaria globale e rifocalizzare i partenariati internazionali Ue “verso una cooperazione di trasformazione reciproca”; istituzionalizzare l’integrazione degli SDGs nella pianificazione strategica, nel coordinamento macroeconomico, nei processi di bilancio, nelle missioni di ricerca e innovazione e in altri strumenti politici; creare nuovi meccanismi permanenti per un impegno strutturato e significativo con la società civile – compresi i giovani – e all’interno del Parlamento Europeo.    A nostro parere, l’UE dovrebbe promuovere un passo ulteriore per una nuova governance dei BENI COMUNI A LIVELLO PLANETARIO, cioè di tutti quei sistemi biofisici critici che operano al di là dei confini nazionali e regolano il funzionamento e la resilienza della Terra, e dunque la vivibilità su questo pianeta: non solo gli oceani, l’Antartide, l’atmosfera e il clima, ma le grandi foreste pluviali, le barriere coralline o gli ecosistemi costieri.

MACROTEMA: Economia e governance economica 

  1. TEMA: Politiche macroeconomiche

OBIETTIVI UE. Completamento dell’UEM rendendo il processo di convergenza più vincolante attraverso una serie di parametri di carattere giuridico e anche agendo in importanti settori di intervento come l’energia, il digitale e i mercati dei capitali: – creazione di un sistema di autorità per la competitività per la zona euro ; – attuazione rafforzata della procedura per gli squilibri macroeconomici; -maggiore attenzione all’occupazione e alla performance sociale e al coordinamento delle politiche economiche all’interno di un semestre europeo rinnovato. A titolo di esempio, gli standard in materia di mercati del lavoro dovrebbero combinare flessibilità e sicurezza («flessicurezza»): contratti di lavoro flessibili e affidabili che evitino un mercato del lavoro duale, strategie complete di apprendimento permanente, politiche efficaci per aiutare i disoccupati a reinserirsi sul mercato del lavoro, sistemi moderni di sicurezza sociale e una tassazione del lavoro favorevole.

PROPOSTE ATTIVANZA

POLICY MIX. Di fronte all’inflazione come fenomeno multiforme, causato da una combinazione di trasformazioni nella struttura dell’economia (shock economici e geopolitici), l’UE dovrebbe poter fare ricorso a più strumenti (es. politica fiscale), senza limitarsi alla sola politica monetaria e all’azione esclusiva  tramite i tassi di interesse che, in questo momento, stanno colpendo famiglie e  imprese (mutui e investimenti). ll Trattato di Maastricht e il Patto di stabilità e crescita delimitano il campo d’azione della Banca centrale europea al solo controllo dell’inflazione e quello dei governi al solo operare degli stabilizzatori automatici. MAGGIORE COORDINAMENTO a livello europeo anche delle politiche di tassazione, al fine di limitare le distorsioni della globalizzazione (concorrenza fiscale e dumping sociale, “paradisi fiscali”).                                                                                      PROGRAMMA DI CONTRASTO ALLA DISUGUAGLIANZA. 1. ex ante > riduzione della precarietà sui mercati del lavoro e salari minimi di importo significativo (anche sulla base di un’armonizzazione del costo del lavoro a livello europeo) , sistemi di istruzione e formazione più accessibili ed efficaci, regolamentazione dei mercati volta a ridurre rendite ed eccessivo potere di mercato; 2. ex post > redistribuire i redditi generati dai mercati: recupero della progressività dei sistemi fiscali, introduzione di strumenti universali di sostegno ai redditi, rafforzamento di imposte patrimoniali e di successione.  

  1. TEMA: Sistema finanziario

OBIETTIVI UE. Sistema finanziario unico affinchè gli impulsi delle decisioni di politica monetaria (ad esempio le modifiche dei tassi di interesse) siano trasmessi in modo uniforme in tutti gli Stati membri. Ciò richiede: – l’unione bancaria per la condivisione dei rischi con il settore privato, con sistemi unici per la vigilanza bancaria,  la creazione di un dispositivo comune di backstop al Fondo di risoluzione unico delle banche , una garanzia comune dei depositi (finanziata privatamente da tutte le banche partecipanti negli Stati membri e per prevenire l’azzardo morale), conditio sine qua non anche per affrontare il circolo vizioso tra banche ed emittenti sovrani che è stato al centro delle crisi passate; l’unione dei mercati dei capitali, in modo che le imprese, comprese le PMI, possano sfruttare i mercati dei capitali e l’accesso ad altre fonti di finanziamento oltre al credito bancario, rafforzando al contempo gli strumenti a disposizione per gestire i rischi sistemici degli operatori finanziari in maniera prudente  e il quadro di vigilanza .

PROPOSTE ATTIVANZA.

REDIFINIZIONE DEL RAPPORTO TRA LA POLITICA E I MERCATI. Questo punto dovrebbe costituire un impegno prioritario per l’UE,  il più grande mercato di beni e servizi al mondo, che intermedia quasi il 30% delle attività finanziarie globali e gode del maggiore patrimonio di infrastrutture – tangibili e immateriali – del pianeta. In questi anni la competizione globale per il controllo della tecnologia e dei mercati finanziari ha determinato il trasferimento di enormi quote di potere dai governi alle principali istituzioni finanziarie e industriali, con la conseguenza che queste ultime hanno acquisito la capacità di influenzare le politiche finanziarie e quelle degli investimenti pubblici. Le decisioni che l’Unione Europea assume in fatto di brevetti, proprietà intellettuale, regolamentazione bancaria e finanziaria, allocazione degli investimenti pubblici dovrebbero condizionare le scelte di imprese, banche e governi, e non viceversa, verso programmi per la transizione ecologica e la giustizia sociale, il ridimensionamento del potere dei mercati finanziari, l’applicazione di una tassa minima globale sui grandissimi patrimoni e sulle multinazionali. A metà novembre 2023 è stata approvata con 125 voti la risoluzione, proposta dalla Nigeria per conto del Gruppo dei Paesi africani, per una convenzione quadro sulla tassazione a livello internazionale. I 48 Paesi contrari sono tutti quelli del Nord del mondo: i 27 membri dell’Unione europea all’unisono, poi Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone. È un segnale di speranza per i Paesi del Sud che a lungo hanno chiesto di avere voce nel disegnare le regole internazionali in materia di tasse,  pensando sia alle gigantesche cifre sottratte agli Stati a causa dell’esistenza dei paradisi fiscali e dei flussi finanziari illeciti, sia – in generale – alla governance e gli assetti di potere su scala globale.                                                                                                                                                                                                                                                                                             Per quanto riguarda il MES (Meccanismo europeo di stabilità) – un’organizzazione intergovernativa con sede in Lussemburgo creata nel 2012 al di fuori del quadro giuridico dell’Unione europea , con capitale conferito dai 19 paesi membri dell’eurozona, a cui possono rivolgersi i paesi membri dell’UE che abbiano difficoltà a finanziarsi sui mercati – non è corretto parlare di mancata ratifica da parte dell’Italia: il MES infatti esiste già ed è già stato utilizzato da Spagna e Grecia, la discussione in corso è invece relativa ad una modifica particolare, voluta in primis dalla Germania, che consentirebbe di utilizzarlo per operare salvataggi di banche in crisi e che quindi andrebbe a vantaggio delle quotazioni bancarie. Il tema va sganciato da quello della riforma – ben più importante – del Patto di stabilità e crescita che invece potrebbe influenzare le politiche di bilancio dell’Europa del futuro (vedi sotto).

  1. TEMA: Politiche di bilancio

OBIETTIVI UE.  Politiche di bilancio solide e integrate: i cosiddetti “six pack” e “two pack” e il trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance hanno migliorato il quadro relativo alle politiche di bilancio nell’UEM, prevede un coordinamento ex ante dei bilanci annuali degli Stati membri della zona euro e rafforzando la sorveglianza dei paesi in difficoltà finanziarie. Per far evolvere l’unione monetaria verso un’Unione di bilancio, serve una stabilizzazione automatica dei bilanci nazionali in zona euro per una migliore ammortizzazione dei grandi shock macroeconomici, in primis attraverso il Fondo europeo per gli investimenti strategici.  Il patto di stabilità e crescita resta comunque il punto fermo per la stabilità finanziaria e la fiducia nel rispetto delle regole di bilancio. 

PROPOSTE ATTIVANZA.

BILANCIO COMUNE. Bisogna istituire un bilancio comune europeo per stabilizzare i cicli economici in caso di shock asimmetrici. Le politiche di bilancio nazionali, nonostante la politica monetaria uniforme per tutta la zona euro e il tasso di cambio unico, potrebbero non essere sufficienti per reagire alle crisi: l’aggiustamento relativo dei prezzi non avverrà mai con la stessa rapidità dell’aggiustamento del tasso di cambio e la pressione dei mercati può privare i paesi dei loro stabilizzatori fiscali in caso di recessione. Vi sono divergenze significative nella zona euro. In alcuni paesi, la disoccupazione è ai minimi storici, mentre in altri è a livelli record; in alcuni, la politica di bilancio può essere utilizzata in senso anticiclico, mentre in altri ci vorranno anni di risanamento per recuperare margini di bilancio. La recente proposta di riforma del Patto di stabilità e crescita, che mantiene inalterati i parametri di Maastricht, prevede sia di ridurre il rapporto fra indebitamento e deficit in modo graduale sia di offrire politiche anticicliche per affrontare gli squilibri macroeconomici tra i Paesi membri.  La riforma è importante, ma di sicuro non sufficiente, in quanto servirebbero modifiche più radicali, come ad esempio eliminare gli investimenti per la transizione ecologica dai vincoli di bilancio.

  1. TEMA: Partecipazione democratica e rapporti istituzionali

OBIETTIVI UE. Come presupposto della sempre maggiore interdipendenza all’interno dell’UEM, bisogna rafforzare i “dialoghi economici” dell’Europarlamento con il Consiglio, la Commissione e l’Eurogruppo; servirebbe, inoltre, una rappresentanza esterna unificata: l’UE è nel mondo la più grande entità commerciale di manufatti e servizi, risultati conseguiti esprimendosi con una sola voce sulla scena mondiale anziché con 28 strategie commerciali distinte. Nelle istituzioni finanziarie internazionali, tuttavia, l’UE e la zona euro non sono ancora rappresentate come un’entità unica.                      

PROPOSTE ATTIVANZA. Il tema della Governance pubblica implica, da un lato, l’estensione della partecipazione (allargamento e inclusivita’ riferito sia ai soggetti politico-istituzionali sia a ampie fette di società civile) e, dall’altro, il livello di co-decisione e ripartizione del potere (e relative procedure di confronto e negoziazione). 

ESTENSIONE DELLA PARTECIPAZIONE. Vorremmo vedere applicato il pacchetto per la difesa della democrazia adottato dalla Commissione europea a Dicembre 2023 che, in continuità con precedenti iniziative, come il piano d’azione per la democrazia europea del 2020, intende garantire elezioni libere e regolari, sostenere media liberi e indipendenti, contrastare la disinformazione fuori e dentro le  frontiere UE, promuovere il coinvolgimento e la  partecipazione effettiva dei cittadini e delle organizzazioni della società civile ai processi di elaborazione delle politiche pubbliche; – vanno ridotti gli ostacoli alla partecipazione dei giovani alla vita politica attraverso una serie di riforme, come ad esempio migliorare le condizioni del voto a distanza, potenziare l’educazione civica integrandola con programmi e attività pratiche, mettere a disposizione servizi pubblici per incoraggiare l’attività politica. 

CODECISIONE E RIPARTIZIONE DEI POTERI: – andrebbero modificate le regole attuali della governance istituzionale europea al fine di introdurre nuovi meccanismi di democraticità, per dare maggiore potere legislativo al Parlamento europeo e agevolare lo strumento di iniziativa dei cittadini europei (ICE) introdotto dal Trattato di Lisbona; va superato il voto all’unanimità da parte dei capi degli Stati membri del Consiglio, e sostituito con il principio di maggioranza;  va regolamentata l’attività di lobbying che, potenzialmente, è una straordinaria forma di partecipazione alla vita politica della comunità, ma in cui sono i gruppi più forti e organizzati a prevalere (dalla finanza alle multinazionali alle grandi associazioni di categoria), e molto spesso senza che l’attività sia tracciata in maniera trasparente.       

  1. TEMA: Politica industriale

OBIETTIVI UE. L’UE punta a rendere le sue industrie più competitive a livello mondiale e ad aumentarne l’autonomia e la resilienza; si affida all’industria per guidare le transizioni verso la neutralità climatica e la leadership digitale. La strategia industriale europea, aggiornata dalla Commissione nel 2021, basandosi sugli insegnamenti tratti dalla crisi COVID-19,  è imperniata sui seguenti obiettivi chiave: rafforzare la resilienza del mercato unico; affrontare le dipendenze strategiche dell’UE; accelerare le transizioni verde e digitale. L’autonomia strategica consiste nel ridurre la dipendenza dell’UE da altri paesi, ad esempio per quanto riguarda i materiali e le tecnologie fondamentali, i prodotti alimentari, le infrastrutture e la sicurezza. Si tratta inoltre di un’opportunità per sviluppare mercati, prodotti e servizi e rafforzare la competitività nell’UE. Nel marzo 2024 il Consiglio ha adottato il regolamento sulle materie prime critiche. Le nuove norme mirano a: aumentare e diversificare l’approvvigionamento di materie prime critiche dell’UE; rafforzare la circolarità, compreso il riciclaggio; sostenere la ricerca e l’innovazione in materia di efficienza delle risorse e sviluppo di sostituti; rafforzare l’autonomia strategica dell’UE. Nel febbraio 2024 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio in merito al regolamento sull’industria a zero emissioni nette. Le nuove norme agevoleranno le condizioni per investire nelle tecnologie verdi. Nel dicembre 2023 il Consiglio e il Parlamento hanno raggiunto un accordo provvisorio anche sulla riforma dell’assetto del mercato dell’energia elettrica dell’UE per: ridurre la dipendenza dei prezzi dell’energia elettrica dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili; proteggere i consumatori dalle impennate dei prezzi; accelerare la diffusione delle energie rinnovabili.

PROPOSTE ATTIVANZA

SVILUPPO EQUO E SOSTENIBILE  – OLTRE LA CRESCITA. La politica industriale e commerciale europea viene identificata oggi con la sola protezione del diritto  alla concorrenza da affidare alla mano pubblica (lotta alle posizioni dominanti e intese anticoncorrenziali, controllo sulle fusioni e  proibizione degli aiuti di Stato), per tutto il resto si deve lasciar fare ai mercati per far crescere reddito e produttività. Serve, invece, un ritorno al “pubblico”, considerando anche che le politiche economiche di paesi come gli USA e la Cina consentono massicci aiuti di Stato e superando la diatriba interna europea tra paesi “frugali” e “irresponsabili”. Le strategie economiche europee non potranno prescindere dalla transizione ecologica ed energetica, fondamentale per la nostra sopravvivenza e quella delle future generazioni, che al tempo stesso dovrà essere equa, attraverso meccanismi assicurativi e di protezione sociale soprattutto per i settori in fase di dismissione e conversione nel territorio europeo, ma anche nei confronti di altri paesi che devono poter beneficiare del cambio di paradigma. Le politiche finalizzate alla “crescita” lineare e illimitata andranno ripensate nell’ottica del “dopo crescita“, secondo un’idea di sviluppo equo e sostenibile, che tenga conto dei limiti ecosistemici, della giustizia sociale, dei beni pubblici globali, e misurato con nuovi indicatori di benessere oltre il PIL da integrare nel sistema contabile europeo e nazionale. Bisogna riprendere un tema lanciato nel 2007 dalla Commissione europea, con il Parlamento ed altri partner internazionali, “Beyond GDP“, con l’obiettivo di individuare gli indici più appropriati per misurare il progresso e orientare il policy making, in quanto il Pil è un indicatore dell’attività economica di mercato che misura il valore monetario di ciò che viene prodotto e consumato. Non è stato pensato per essere una misura accurata del benessere in grado di differenziare le attività sulla base del loro impatto sociale e ambientale. Nel 2022 il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha raccomandato agli Stati Membri e alla Commissione europea di adottare il  il sistema di indicatori della «Doughnut Economics by 2030» (economia della ciambella). La presidente della Commissione von der Leyen aveva espresso l’intenzione di collegare il Semestre europeo agli SDGs; il nuovo Patto di Stabilità e crescita dovrebbe prevedere una via preferenziale alla spesa pubblica orientata agli obiettivi di Sviluppo sostenibile SDGs, per esempio, la possibilità, suggerita dallo European Fiscal Board, di una green golden rule che permetterebbe di scorporare dalle regole di sostenibilità finanziaria gli ingenti investimenti necessari contro il cambiamento climatico.

  1. TEMA: Politica commerciale

OBIETTIVI UE. Si tratta di una competenza esclusiva dell’UE, che legifera su questioni commerciali e conclude accordi internazionali. Da tempo l’UE ha intrapreso una riforma globale delle norme chiave relative al commercio contro pratiche commerciali sleali, per un maggiore controllo degli investimenti provenienti da paesi terzi in settori strategici, per proteggersi dalla coercizione economica da parte di paesi terzi. L’UE fa parte dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC o WTO = World Trade Organization) che lavora per garantire un sistema commerciale internazionale fondato su un insieme di regole, promuovere il libero scambio e  risolvere le controversie commerciali. L’OMC è attualmente costituita per due terzi da paesi in via di sviluppo, il che consente alle economie in transizione e ai paesi meno avanzati di servirsi del libero scambio per far progredire i loro sforzi in materia di sviluppo. Sono attualmente allo studio modi per modernizzare le norme dell’OMC e affrontare le nuove sfide globali; la Commissione, che è a favore di un sistema commerciale multilaterale, ha proposto un documento nel 2018 attorno a tre concetti chiave: un aggiornamento del corpus normativo sul commercio internazionale che rispecchi l’economia globale di oggi; il rafforzamento del ruolo di controllo dell’OMC; il superamento dell’ impasse del sistema di risoluzione delle controversie dell’OMC . Posizione ribadita nel 2021 per un’importante riforma dell’OMC con impegni globali in materia di commercio e clima, nuove norme per il digitale, regole rafforzate contro le pratiche sleali e il ripristino della corte d’appello del Wto per la risoluzione delle controversie.  Negli ultimi tempi la politica economica dell’UE è stata oggetto di una profonda revisione da parte dalla Commissione europea nella nuova cornice del modello di autonomia strategica aperta; l’esigenza di rivedere le linee strategiche in ambito commerciale in maniera coerente con il Green Deal e la Digital Strategy Ue è acuita dall’incerto quadro globale caratterizzato da un indebolimento del multilateralismo con nuovi attori emergenti (la Cina ed il suo modello di capitalismo di Stato), ma anche dalle prospettive di ridimensionamento della posizione economica dell’Europa su scala globale. Tra i pilastri della nuova strategia: il rafforzamento della sostenibilità e della resilienza delle catene del valore e la politica commerciale a supporto degli interessi geopolitici dell’Ue. Nel contesto dell’attuale crisi del sistema di governance economica internazionale, la Commissione ha rilanciato l’agenda di riforma dell’OMC, sottolineando l’importanza della partnership transatlantica dell’ordine multilaterale fondato sulle regole. Il ciclo di Doha è l’ultimo ciclo di negoziati commerciali dell’OMC. Avviato nel 2001, ha segnato l’inizio di nuovi negoziati agricoli: i membri dell’OMC si sono impegnati a conseguire miglioramenti sostanziali nell’accesso al mercato e a ritirare progressivamente tutte le forme di sussidi all’esportazione nel sostegno interno con effetti distorsivi degli scambi, tenendo in debito conto la necessità di concedere ai paesi in via di sviluppo un trattamento speciale e differenziato. L’UE ha ribadito la propria volontà di perseguire una riforma equilibrata del sistema di scambi agricoli, garantendo un trattamento speciale per i paesi in via di sviluppo, impegni specifici a favore dei prodotti cosiddetti sensibili, nonché una valutazione attenta delle considerazioni di natura non commerciale. Gli Stati Uniti hanno adottato di recente un approccio molto critico alle questioni multilaterali e, quando l’amministrazione Trump ha assunto il potere nel 2017, hanno voltato le spalle ai processi di governance mondiale, favorendo iniziative bilaterali (ad esempio con la Cina) e mettendo in discussione la rilevanza di un approccio multilaterale (in particolare l’OMC e l’accordo sul clima COP 21 concluso a Parigi). I paesi in via di sviluppo, che rappresentano i tre quarti dei membri dell’OMC, si adoperano per difendere le proprie produzioni agricole e i propri interessi di natura non commerciale (sicurezza alimentare, mezzi di sussistenza, povertà, occupazione rurale, ecc.) e chiedono un trattamento speciale e differenziato adeguato alle loro specificità (https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/112/il-ciclo-di-doha-e-l-agricoltura).

PROPOSTE ATTIVANZA

RIFORMA DELLA WTO E RILANCIO DEL MULTILATERALISMO. La WTO dovrebbe svolgere un ruolo centrale nella governance degli scambi mondiali, in quanto un’economia globale aperta richiede un sistema di regole di base per gli operatori economici e i governi per consentire ai mercati internazionali di funzionare correttamente. Tuttavia, l’impasse attuale è indice del forte cambiamento cui è andato incontro il sistema commerciale internazionale negli ultimi vent’anni, che conta ora nuovi attori, essenzialmente paesi in transizione o in via di sviluppo. La situazione di stallo nel ciclo di Doha  e il fatto che altri partner commerciali siano ricorsi ad accordi bilaterali hanno da un lato impedito di aggiornare le regole dell’organizzazione in modo da riflettere i cambiamenti avvenuti nell’economia globale nei 25 anni successivi alla nascita del WTO; dall’altro, hanno costretto l’UE a riconsiderare in parte la propria strategia di lunga data nonché a tornare ai negoziati regionali e bilaterali, anche se l’UE ha sottolineato la necessità di andare oltre l’approccio negoziale degli ultimi anni e tentare approcci innovativi, in modo da far fronte alla crescente importanza degli aspetti normativi rispetto a quelli tariffari. Va contrastata questa tendenza al bilateralismo e al crescente protezionismo per evitare che alimenti confronti neomercantilistici tra aree e paesi con una crescente frammentazione e tensione delle relazioni commerciali, a danno soprattutto dei paesi più piccoli. La salvaguardia di un efficace sistema commerciale multilaterale è essenziale per aiutare i paesi a cooperare nella gestione di rapidi cambiamenti globali e trasformazioni strutturali. Nell’ultima Conferenza a febbraio 2024 poche grandi potenze, come l’India, si sono messe di traverso su alcune proposte, mentre il disimpegno USA  ostacola anche la riforma dell’organizzazione; se gli USA non saranno più tra i principali sostenitori di un sistema di regole di scambio aperto e organizzato, c’è il rischio che i Paesi che lo ritengono necessario si rivolgeranno altrove, accelerando il declino della leadership americana. Un’altra questione aperta riguarda la ridefinizione in corso delle catene di approvvigionamento transnazionali che, a seguito delle turbolenze derivate dal Covid, dalla guerra russo-ucraina e dalla nuova strategia europea sull’indipendenza energetica, si stanno accorciando allo scopo di maggiore sicurezza nei rapporti contrattuali e un più efficace controllo sulla qualità dei fornitori. La trasformazione in atto delle global value chains non è solo di natura commerciale, ma andrà ad impattare anche sulle attuali relazioni geopolitiche che i singoli paesi europei hanno in essere con i paesi fornitori di energia, materie prime e semi-lavorati. Faccenda complessa perché se da un lato la UE spinge per politiche comuni (fonti rinnovabili, materie prime critiche), dall’altro ogni paese membro continua a perseguire gli interessi strategici nazionali e ad avere le proprie fonti di approvvigionamento. E anche spinosa, perché la globalizzazione, cioè i rapporti commerciali globali, sta subendo un cambio di pelle, con la competizione tra Stati Uniti e Cina soprattutto per il controllo della vera filiera globale, quella dei semiconduttori, e l’UE alle prese con la strategia di “riduzione del rischio” (de-risking) per limitare la dipendenza strategica europea dal mercato cinese. A maggior ragione, va rilanciata la necessità della riforma di un organismo internazionale che consenta di avere un sistema di regole condiviso e rappresenti un forum negoziale che consente ai Paesi di confrontarsi e valutare le rispettive politiche commerciali e risolvere le controversie prima di arrivare a vere e proprie guerre commerciali. 

MACROTEMA: Politica estera e di sicurezza

  1. TEMA: Difesa

OBIETTIVI UE. La politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell’UE ha la funzione di mantenere la pace e rafforzare la sicurezza internazionale, promuovere la collaborazione internazionale, sviluppare e consolidare la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Definita con il Trattato di Maastricht, la PESC è stata ulteriormente rafforzata dal Trattato di Lisbona del 2009, che ha istituito la figura dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e ha creato il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), che funziona come un servizio diplomatico. Volta a risolvere i conflitti e a promuovere l’intesa a livello internazionale, si basa sulla diplomazia e il rispetto delle norme internazionali. Anche il commercio, gli aiuti umanitari e la cooperazione allo sviluppo sono elementi importanti per il ruolo internazionale dell’UE.

PROPOSTE ATTIVANZA

MANTENIMENTO DELLA PACE, RUOLO DIPLOMATICO. Se da un lato l’Ue dovrà prima o poi affrontare la questione della difesa comune, non prevista dal Trattato di Lisbona, a cui affidare la protezione militare del suo territorio e dei suoi cittadini (attualmente demandata alle forze alleate americane), dall’altro vorremmo un’UE che mantenesse fede al suo mandato di mantenimento della pace e stabilizzazione post-conflitto al suo esterno: azioni diplomatiche; corpi civili di pace; rispetto dei trattati internazionali. Non è accettabile un’escalation dei conflitti e del clima globale di terrore, alimentata anche dalle continue pressioni della Nato di aumentare i budget nazionali in spese militari. 

DISARMO. C’è la necessità di attivare gli Stati Membri dell’ONU in un dibattito sul disarmo, bloccato da due decenni, stimolando migliori partnership proprio a partire dalla necessità comune di una maggiore e vera sicurezza. L’obiettivo 16 dell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo sostenibile è dedicato a “Pace, giustizia e istituzioni forti”. Uno dei suoi target è dedicato alla riduzione significativa del traffico di armi. All’interno dell’ONU esiste la figura dell’Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per il Disarmo, che dovrebbe occuparsi sia di armi di distruzione di massa (nucleari, chimiche, batteriologiche), sia di armi leggere, trasparenza in questioni militari, spese per gli eserciti. A Ginevra è stata istituita la Conferenza ONU per il Disarmo, ma nei suoi dibattiti andrebbe coinvolta anche la società civile, non solo gli Stati.

  1. TEMA: Sviluppo e cooperazione

OBIETTIVI UE. Le istituzioni e i paesi dell’UE sono il maggiore donatore mondiale di assistenza e cooperazione allo sviluppo. L’UE propone atti legislativi e politiche per promuovere il buon governo e lo sviluppo umano ed economico, come la lotta contro la fame e la salvaguardia delle risorse naturali. Le istituzioni dell’UE collaborano ed erogano finanziamenti per affrontare i seguenti cinque aspetti dello sviluppo sostenibile (5 P): https://european-union.europa.eu/priorities-and-actions/actions-topic/development-and-cooperation_it                           

PROPOSTE ATTIVANZA

SOLIDARIETA’ E RECIPROCITA’. La cooperazione internazionale si fonda sul principio di solidarietà, che non è tanto una questione caritativa, quanto un vero e proprio dovere giuridico, e una scelta etica e politica per creare un mondo più giusto, e quindi, più pacifico e sicuro. Per essere efficace, la cooperazione deve fondarsi sulla reciprocità e, soprattutto, su un’idea ben precisa di sviluppo, che dovrà essere sostenibile, equo, duraturo, non limitato al puro interesse economico. Ciò significa rimettere in discussione le modalità con cui viene portata avanti la cooperazione allo sviluppo e il commercio globale che finora non hanno modificato in alcun modo i rapporti tra Nord e Sud del mondo: il colonialismo economico-finanziario, l’intreccio tra affarismi e corruzione politica locale,  la disparità di opportunità economiche, il peso del cambiamento climatico sui paesi non industrializzati… L’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) ha lo scopo di lottare contro la povertà nei Paesi di origine dei flussi migratori, e di promuovere lo sviluppo economico e sociale in quei paesi. Cosa serve? Maggiori risorse; il finanziamento di tanti piccoli programmi di sostegno allo sviluppo rurale e alle comunità locali, al posto di progetti concentrati su mega infrastrutture, accessibili solo a grandi società; rendere pienamente operativi, a livello nazionale, i meccanismi pratici in riferimento alla catena di responsabilità per il monitoraggio delle politiche attuate. Una doppia azione tuttavia e´ necessaria in tal senso. Il fenomeno delle migrazioni climatiche, infatti, sara´ sempre piu´ diffuso in quanto interi paesi sono destinati a scomparire nel giro di una generazione. Al fianco di progetti di cooperazione in loco, l´Europa dovrebbe davvero iniziare a porsi la questione dell´integrazione, poiche´ ondate di milioni di persone raggiungeranno il vecchio continente (e non solo) a causa dell’inabitabilità dei loro Paesi d´origine. 

  1. TEMA: Migrazione e asilo

OBIETTIVI UE. L’UE e i suoi Stati membri stanno intensificando gli sforzi per definire una politica migratoria europea efficace, umanitaria e sicura. 

PROPOSTE ATTIVANZA

SUPERARE DUBLINO III E ANCHE IL NUOVO PATTO EUROPEO PER LA MIGRAZIONE E L’ASILO. Il fenomeno migratorio dovrà essere tra le priorità della prossima Commissione e dei futuri Europarlamentari: premesso che sono inaccettabili le disfunzioni del ‘Sistema Europeo Comune di Asilo’ (SECA) a causa delle inefficienze del regolamento di Dublino III che mina l’applicazione stessa del principio di solidarietà – ai sensi dell’art. 80 TFUE – alle misure dell’UE in materia di asilo e protezione dei rifugiati, il tema dei flussi migratori andrebbe affrontato a livello europeo in tutta la sua ampiezza e non ridursi alla sola preoccupazione “securitaria”. Il nuovo Patto europeo per la migrazione e l’asilo mostra già parecchie criticità, in particolare le nuove procedure di frontiera porteranno ad un aumento e una maggiore durata delle detenzioni, compresi i bambini; l’obiettivo principale saranno i rimpatri, rinforzati con maggiori strumenti e minori garanzie con il rischio concreto di nuove scappatoie per ignorare gli obblighi in materia di diritti umani. Andrebbero previste, invece, maggiori vie legali di accesso regolamentate e anche politiche di accoglienza decentrate, con accordi tra istituzioni centrali e locali e organizzazioni della società civile. Siamo consapevoli della difficoltà nel conciliare il diritto universale del “migrare” a causa di guerre, persecuzioni, condizioni di povertà, fame e disastro ambientale nei paesi d’origine con il diritto-dovere degli stati di difendere i propri confini e garantire ai cittadini il bene pubblico della sicurezza. Ma ormai nell’Unione europea sembra non trovare spazio un approccio multifattoriale, che intenda affrontare le migrazioni internazionali come frutto di una pluralità di fattori e di corresponsabilità. A partire dallo squilibrio demografico fra aree del mondo e le disuguaglianze di reddito e ricchezza, che richiederebbero relazioni economico-commerciali e interventi della cooperazione internazionale improntati alla solidarietà e all’equità, mentre ora gli interessi europei prevalgono nelle politiche di cooperazione allo sviluppo dell’UE, oscurando la promessa di partenariati internazionali reciprocamente vantaggiosi.  L’impegno dichiarato dell’Europa per la Coerenza delle Politiche per lo Sviluppo (PCD)—allineare tutte le politiche con gli obiettivi di sviluppo per minimizzare le ricadute negative sui paesi partner—sta purtroppo vacillando.

MACROTEMA: Pilastro europeo dei diritti sociali.

OBIETTIVI UE. Un’Unione europea dove solidarietà, diritti sociali, uguaglianza, inclusione sociale e benessere siano alla portata di tutti.

PROPOSTE ATTIVANZA. Tra le principali misure necessarie: 

DIRITTI SOCIALI E WELFARE: garantire un salario minimo europeo, lavoro dignitoso tutelato da regolari contratti (anche sulla base di una graduale armonizzazione del costo del lavoro a livello europeo), salute e sicurezza dei luoghi di lavoro; -adottare una base comune di politiche di welfare; 

COESIONE EUROPEA: rafforzare il divario economico-sociale tra le regioni e la coesione europea sulla base del principio “place-based”, cioè politiche sensibili alle persone nei luoghi;  

SISTEMA SANITARIO PUBBLICO: rilanciare il servizio di salute pubblico arginando l’avanzata della privatizzazione; creare un’infrastruttura pubblica europea per l’attività di ricerca, produzione, distribuzione di farmaci, vaccini; 

PARITA’ DI GENERE, DIRITTI CIVILI: richiedere ai paesi membri l’effettiva applicazione della Convenzione di Istanbul, con l’attuazione della nuova direttiva sulla violenza di genere e il riconoscimento del reato penale specifico di femminicidio in tutti gli Stati membri; applicare una strategia sistematica di gender mainstreaming per il contrasto agli stereotipi culturali, con un approccio intersezionale per il concreto riconoscimento delle molteplici tipologie di discriminazione nelle persone; promuovere l’educazione all’affettività e alle differenze; attuare azioni per i diritti delle persone LGBTQIA+; inserire l’obbligo del bilancio di genere (gender budgeting), ovvero la valutazione della parità di genere nelle politiche pubbliche; promuovere la medicina di genere e i consultori pubblici.

MACROTEMA: Tecnologie digitali

OBIETTIVI UE. La transizione digitale è una delle priorità dell’UE e ha come obiettivi:

  • aprire nuove opportunità per le imprese
  • incoraggiare lo sviluppo di tecnologie affidabili
  • promuovere una società aperta e democratica
  • consentire un’economia dinamica e sostenibile
  • contribuire a combattere i cambiamenti climatici e a realizzare la transizione verde.

Azioni intraprese dall’UE: -nuove norme che rafforzano la cybersicurezza dell’UE in settori chiave, come la direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (NIS 2); – la legge sui servizi digitali e quella sui mercati digitali (il Digital Services Act package, costuito dal Digital Services Act e dal Digital Markets Act) per creare uno spazio digitale più sicuro per gli utenti e condizioni di parità per le imprese; – l’European Chips Act attraverso cui aumentare l’indipendenza dell’UE rafforzando la capacità di produzione di semiconduttori in Europa;- la direttiva 2022/2053 intesa a garantire un livello di imposizione fiscale minimo globale (Global Minimum Tax) per i gruppi multinazionali di imprese e i gruppi nazionali su larga scala nell’Unione, che dal primo gennaio 2024 prevede un’imposta minima del 15% applicabile a tutte le multinazionali con un fatturato annuo di almeno 750 milioni di dollari. L’altro pilastro della norma, di tipo giuridico, prevede che il potere di tassazione passi agli Stati di commercializzazione in cui un’azienda lavora, cioè ai paesi in cui risiedono i consumatori che acquistano servizi e beni di quell’azienda. 

PROPOSTE ATTIVANZA. L’Ue ha acquisito una posizione di leader globale nella regolazione delle nuove tecnologie, specialmente nel campo dei dati (GDPR) e dell’intelligenza artificiale (AI Act), adottando il modello basato sui diritti. Tuttavia, andrebbe individuate soluzioni più bilanciate tra la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e la necessità di condivisione dei dati, a tutela della libertà di informazione e anche in ottica di maggiore inclusione. Il nuovo regolamento che stabilisce obblighi per l’Intelligenza Artificiale sulla base dei possibili rischi e del livello di impatto sui diritti umani o la dignità umana è sicuramente un buon inizio: ad es. vengono vietate alcune applicazioni di IA che minacciano i diritti dei cittadini, come i sistemi di categorizzazione biometrica basati su caratteristiche sensibili e l’estrapolazione indiscriminata di immagini facciali da internet o dalle registrazioni dei sistemi di telecamere a circuito chiuso per creare banche dati di riconoscimento facciale; i sistemi di riconoscimento delle emozioni sul luogo di lavoro e nelle scuole, i sistemi di credito sociale, le pratiche di polizia predittiva, i sistemi che manipolano il comportamento umano o sfruttano le vulnerabilità delle persone. Restano comunque ancora vari punti critici riguardo la protezione dei dati personali e la trasparenza.

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